Crozza, Diego Bianchi, Made in Sud. E Jessica Rabbit

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Si sa che un programma è tanto più seguito quante più persone vi ritrovino cose che già “sanno”.  La propensione alla visione serrata e compulsiva degli episodi di una serie è direttamente proporzionale al grado di conoscenza acquisito circa il profilo dei principali personaggi, l’ambiente e gli accadimenti precorsi. E così già andavano le cose nella testa di Don Chisciotte, espertissimo di romanzi cavallereschi e prontissimo ad abbandonarsi alla televisione che glieli avesse ri-proposti, tant’è che siccome la tv mancava, le tele-visioni cominciò a fabbricarsele in proprio.
Ma le esperienze di tv, di famiglia e di vita quotidiana non sono le stesse per tutti, e così ognuno giorno dopo giorno si ciba dei programmi che gli somigliano, adottando e adattando per se stesso quei canali, quei conduttori, quei temi di cui maggiormente già sa. Perché le camere dell’eco, le bolle autoreferenti, di cui tanto oggi si parla, esistono da sempre, ben prima che fossero rese evidenti e inconfutabili dalle statistiche dei like e da come le rintontiscono Salvini, Casaleggio, Putin e Trump.
Prendiamo ad esempio le tre trasmissioni che attualmente ci convocano per farci qualche risata. Al venerdì Fratelli di Crozza e Propaganda Live; al lunedì Made in Sud. Le vede chi ha genericamente voglia di ridere? Oppure le risate risuonano simili, ma i ridenti sono diversi?
Crozza e Diego Bianchi, il primo su Nove, il secondo al timone di Propaganda Live su La7, sommano insieme 2.300 mila spettatori (spartiti a metà). Identica la cifra di Made in Sud, che va in onda da solo al lunedì. Salvo che, sorpresa, si tratta di due platee diversissime. Al Venerdì le risate sono super concentrate fra i laureati (perché per divertirti con quel che passano quei due conventi, devi avere letto i giornali e possibilmente avere un account su Twitter) e nel Centro Nord (Crozza è ligure e Bianchi romano). Per Made in Sud vale l’inverso: l’empatia vernacolare domina (in Campania l’ascolto è al 37%) e i laureati, anche quelli campani, scappano. Insomma, i pubblici ridenti del venerdì e del lunedì si somigliano solo di numero.
Ed è importante sapere che quelle diverse risate quasi mai si mischiano e sommano (a memoria nostra c’è riuscito una tantum solo Benigni) perché la tv è pubblici e non pubblico. È buona per riprodurci imitandoci e magari, con l’aiuto dei sondaggi  -se a qualcuno interessa- per capire insieme con Jessica Rabbit, come siamo disegnati/designati/destinati.

Stefano Balassone

Già nel cda Rai e vicedirettore di Rai3