Nuovi rapimenti di cani e gatti a Roma e nel Lazio

Raid nelle case e per strada spesso messi in atto da coppie di nomadi

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Tornano a colpire i rapitori di cani e gatti, attivi purtroppo da tempo a Roma e nel resto del Lazio. Il fenomeno è abbastanza conosciuto e riguarda tutta l’Italia ma da qualche tempo ha fatto registrare una preoccupante recrudescenza nella Capitale e nel suo hinterland.

I FURTI DI CANI E GATTI A ROMA E IN PROVINCIA

Raid in strada, nei giardini e addirittura dentro le case: Rocco, rapito a Guidonia Montecelio; Lena, scomparsa a Bagni di Tivoli; Licia, portata via a Torre Maura durante un furto in appartamento. Migliaia di casi di animali letteralmente spariti nel nulla. Alcuni, ogni tanto, riescono a salvarsi. Tra i fortunati c’è Lana, labrador di sette anni dell’attrice Claudia Zanella, moglie del regista Fausto Brizzi. «È accaduto all’Aventino, un’esperienza orribile – ha raccontato lei alla giornalista di Repubblica Margherita D’Amico – Mio marito era in farmacia, aveva legato Lana fuori, all’apposito gancio. Per fortuna la teneva d’occhio e si è accorto dell’avvicinarsi di due donne rom. Velocissime le hanno sfilato il collare e stavano per trascinarla via, ma Fausto è uscito di corsa e le ha messe in fuga».

UN DATABASE DEI RAPIMENTI DI CANI E GATTI

Diverse volte arrivano segnalazioni di furti messi in atto da coppie di nomadi. Ma le indagini si risolvono quasi sempre in un nulla di fatto. La criticità della situazione è evidente scorrendo pagine Facebook come “Cani Rapiti“, dedicate al fenomeno e sempre più numerose in rete. Per provare a risolvere il problema c’è chi, come la Lndc – Lega nazionale per la difesa del cane, chiede da anni l’istituzione di un vero e proprio database dei rapimenti, come quello già esistente per i furti d’auto. «Quanti animali – raccontano – scompaiono in circostanze tutte da chiarire non è dato sapere; soltanto sul web è percepibile l’entità del fenomeno, laddove appelli e ricerche spasmodiche sono innumerevoli spesso corredati da improvvise tristi storie di scomparse». Si tratta indifferentemente di esemplari «di razza e non, rubati per essere rivenduti, a volte anche fatti imbarcare alla volta di paesi dell’est». «Nel nostro paese il furto di animali non rientra fra i reati censiti da apposite banche dati – proseguono – né tantomeno esiste uno specifico archivio informatizzato comune agli organi di vigilanza, sovente anche sprovvisti di apparecchi per la lettura del microchip e, pertanto, impossibilitati a effettuare con cognizione di causa e immediatezza interventi sia su furti che abbandoni». E i risultati sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti.

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