Torpignattara, pakistano ucciso a botte. Arrestato anche il padre dell’omicida

L'uomo, infastidito dal comportamento tenuto in strada dal giovane straniero, lo insultò affacciandosi dalla finestra di casa, per poi lanciargli contro una bottiglia e incitando il figlio ad aggredirlo

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santa marinella

I carabinieri hanno arrestato anche il padre del giovane responsabile dell’uccisione di un cittadino pakistano lo scorso 18 settembre a Torpignattara con l’accusa di concorso in omicidio.

LA VIOLENZA – B.M., 40 anni, già noto alle forze dell’ordine, è ritenuto responsabile, in concorso con il figlio minore  – già arrestato dopo fatti – dell’omicidio del cittadino pakistano Khan Muhammad Shahzad, colpito con calci e pugni di inusitata violenza alla testa, la sera dello scorso 18 settembre in via Lodovico Pavoni, nel quartiere romano di Torpignattara.

MISURA CAUTELARE – La misura cautelare è stata emessa in ragione delle testimonianze acquisite e degli accertamenti eseguiti dal Nucleo Investigativo di via in Selci ad integrazione delle prime indagini della Compagnia CC Casilina, che hanno fatto emergere un grave quadro indiziario a carico di B.M., il quale è risultato aver istigato il figlio a colpire selvaggiamente la vittima, determinandolo in tal modo ad agire, minacciando poi alcuni testimoni dell’aggressione affinché tenessero un comportamento reticente.

LE INDAGINI – Le indagini eseguite dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma hanno chiarito che la sera del 18 settembre scorso, l’uomo, infastidito dal comportamento tenuto in strada dal giovane straniero, lo insultò affacciandosi dalla finestra di casa, per poi lanciargli contro una bottiglia e, successivamente, incitò il figlio minorenne ad aggredire il giovane pakistano, così inducendolo a porre in essere l’azione violenta con frasi quali “picchialo … ammazzalo”. In seguito, resosi conto di quanto accaduto, B.M. minacciò gravemente le persone presenti al fine di assicurare a sé e al figlio l’impunità e poi giustificare l’accaduto, attribuendo l’evento ad uno “sgarbo della vittima”. Il reato contestato all’arrestato è di concorso in omicidio volontario con l’aggravante di avere determinato a commettere il reato il proprio figlio minore di anni 18. L’uomo è stato ristretto nel carcere di Regina Coeli.

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