Risorse per Roma, il generale Apostolo difende l’operato dell’ufficio Condono

Un lavoro delicato perché le concessioni in sanatoria debbono garantire la sicurezza degli stabili e il rispetto dei vincoli architettonici, paesaggistici e archeologici nonché quelli idrogeologici

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Lo scorso giovedì alle 7.30 un blitz degli agenti della polizia municipale blocca l’ufficio Condono edilizio di Risorse per Roma in via di Decima. Chiusi gli uffici durante le perquisizioni viene vietato l’accesso ai dipendenti e soprattutto al pubblico che si affolla all’esterno. Il controllo era scattato su mandato della procura di Roma per verificare, su denuncia, presunti illeciti relativi ad alcune pratiche sospette. Qualche ora prima si facesse luce i vigili erano infatti a casa di quattro dipendenti ai quali venivano sequestrati i computer personali. Il provvedimento era scattato nell’ambito di una inchiesta del pubblico ministero Nadia Plastina e vede indagati 4 dipendenti per corruzione e abuso d’ufficio.

Le indagini riguardavano la costruzione negli anni ’90 su un terreno agricolo di una villa abusiva abitata da una famiglia rom in via Gadurso. Questa notizia appariva opportunamente soffiata a giornalisti amici, per entrare tranquillamente nel calderone della corruzione capitolina, se non addirittura nel filone di mafia capitale. Ovviamente nel tritacarne entra anche il nome degli indagati che, qualunque sia l’esito delle indagini, rimangono pubblicamente marchiati. Si dà il caso che a  sorvegliare tutti gli aspetti di trasparenza e legalità dell’Ufficio Condoni da 5 anni ci sia un generale dei carabinieri nella persona di Cosimo Damiano Apostolo.

Lo abbiamo interpellato per avere lumi su questo episodio che secondo il generale non corrisponde alla versione data dai giornali. Perché gli accertamenti amministrativi interni indicano che alla famiglia rom indicata non è stato mai concesso alcun condono né dal Comune né da RpR. Idem per l’Istituto di Suore di via degli Aldobrandeschi citato dalla stampa. Che il settore dei condoni sia un terreno delicato lo dimostra la storia di questo ufficio. Questo infatti viene affidato a Risorse per Roma nel maggio 2011 fallita l’esperienza della società Gemma cui era stato esternalizzato il servizio.

Creando anche un problema occupazione per alcune centinaia di dipendenti solo in parte riassunti da RpR. A quel punto gli uffici vanno completamente riorganizzati, come ci dice il generale, «mediante la previsione di procedure più aderenti ai criteri del diritto amministrativo, frazionando le responsabilità negli endoprocedimenti, con parziali validazioni e revisione finale accentrata, con controllo da parte del Comune per l’emissione del provvedimento definitivo». Già, perché l’ultima parola, una volta chiuse le pratiche di condono, spetta proprio al Comune.
Eppure il blitz di giovedì ha creato non poco danno fra i dipendenti perché oltre a subire gli insulti di chi era bloccato fuori dagli uffici durante la perquisizione si è dovuto pure sorbire quelli propagati sui social media dove non si fa distinzione fra il vero e il falso, ma soprattutto si scatena l’ondata giustizialista e forcaiola.

Un clima che favorisce la de-responasibilizzazione dei dipendenti che non firmano più niente, come sta avvenendo anche in altri uffici comunali, oggetto delle attenzioni della Procura. Ma come funziona la complessa macchina dei condoni che non riguarda solo il balconcino abusivo, ma anche numerosi immobili dei più grandi costruttori romani?
Ce lo spiega lo stesso generale Apostolo che ci parla di «pratiche estremamente articolate» che impegnano il personale «in un’attività molto specialistica che presuppone adeguati tempi di lavorazione». Personale che lo stesso generale ha provveduto a “testare” in termini di sicurezza e che «sta svolgendo da 5 anni a questa parte un lavoro certosino, specialistico e delicato» che oggi assicura «la correttezza sia nei contenuti che nella forma delle concessioni in uscita».

Da notare che il condono avviene su autodenunce dei cittadini che devono essere verificate per accertare i requisiti di legge e per concedere, appunto, il condono. Ovviamente non tutte le pratiche vengono accettate tanto che RpR negli ultimi 5 anni ne ha rigettate ben 7.000. Mentre le pratiche da lavorare sono 200.000 di cui 18.000 già in fase istruttoria. Un lavoro delicato perché le concessioni in sanatoria debbono garantire la sicurezza degli stabili e il rispetto dei vincoli architettonici, paesaggistici e archeologici nonché quelli idrogeologici.

Materia questa che si può prestare a fenomeni di corruzione, ma proprio per questo il generale Apostolo ci fa sapere che sin dall’inizio RpR «ha garantito rapporti e relazioni con la Magistratura di Piazzale Clodio, fornendo collaborazione puntuale ogni qualvolta si è reso necessario porre a disposizione della stessa di dati informativi inerenti lo stato delle pratiche di condono». Ma c’è di più, la struttura che Apostolo sorveglia dal giugno scorso opera anche contro l’infiltrazione criminale che interessa Ostia «assicurando costante operatività al progetto del Commissario mediante una ricognizione analitica di tutte le istanze di condono trattate e in trattazione su quel territorio». E’ implicito nel discorso di Apostolo una sorta di warning: bene alle indagini, alla trasparenza, alle sanzioni ecc. ecc. ma attenti a non fare di tutta un’erba un fascio altrimenti la macchina amministrativa si ingrippa.
(continua)

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