Lo avevamo detto nel 2011: via del Gambero, una grande speculazione

Il progetto per trasformare in negozi e appartamenti un'area di 8mila mq in pieno centro storico

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Ci sono voluti quasi 5 anni perché il commissario Francesco Paolo Tronca mettesse la parola fine alla trasformazione di Palazzo Raggi, il complesso che sorge tra via del Corso, via della Vite, via delle Convenite e via del Gambero. Questa volta sono finiti fra gli indagati tutti gli assessori che parteciparono all’approvazione di quella delibera nel febbraio del 2012 escluso Alemanno che non era presente.

INCHIESTA PROCURA ROMA

L’inchiesta della Procura sta portando alla luce le irregolarità compiute a diversi livelli della macchina amministrativa facendo finire nel registro degli indagati 20 persone fra le quali l’ex vicesindaco Sveva Belviso agli ex assessori Alfredo Antoniozzi, Antonello Aurigemma, Enrico Cavallari, Marco Corsini, Dino Gasperini, Fabrizio Ghera, Carmine Lamanda, Rosella Sensi e Marco Visconti. Con loro i funzionari del dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica del Comune, che hanno dato il via libera al progetto immobiliare. Non fummo allora cattivi profeti quando già il 23 dicembre del 2011 questa testata titolava «Rischio speculazione su un edificio di via del Gambero, Corsini non chiarisce». «Da questo complesso di grandi dimensioni di 8mila metri quadri – scrivevamo allora – la Ribes Srl ricaverà una miriade di miniappertamenti e negozi di grande pregio e sicuramente costosissimi».

ALLARME SPECULAZIONE URBANISTICA

L’allarme fu lanciato dall’ex consigliere del Pd   Massimiliano Valeriani, duramente contestato dal collega di partito Gianfranco Zambelli il quale sosteneva che «l’operazione» doveva servire «a trasferire le sedi direzionali al fine di ridurre il carico urbanistico…». Ragioni di “pubblica utilità” dunque, sostenute dalla giunta Alemanno per una operazione progettata in deroga al Piano Regolatore. Il trucco stava nell’autorizzare la costruzione di miniappartamenti di pregio camuffati dal’ intervento di “recupero” di un edificio nel centro storico in passato sede istituzionale. La deroga riguardava anche le norme tecniche del PRG dove è scritto che «il frazionamento delle unità immobiliari esistenti non è consentito, salvo che per la ricostituzione di unità edilizia o immobiliari interessate da precedenti processi di accorpamento».

APPARTAMENTI E NEGOZI

Oltre agli appartamenti di lusso erano previsti spazi commerciali al piano interrato, al piano terra, al piano ammezzato, con la conseguente esigenza di scale, ascensori e lucernari per illuminare il sottosuolo che andavano ancora una volta in deroga alle norme e ai regolamenti vigenti. Di fronte all’assoluta assenza di parcheggi faceva riscontro il milione e 300mila euro di oneri accessori pagati al Comune che non avrebbe comunque risolto i problemi di congestionamento della centralissima area. L’allora assessore Corsini da noi direttamente interpellato, non si degnò di chiarire la sua posizione. Tant’è che il 22 febbraio 2012 tornammo alla carica titolando «la miccia accesa a via del Gambero». Valeriani con una nota ci fece sapere che la delibera era passata in giunta il 6 febbraio senza che fosse affrontata la discussione in aula. «Come una bomba ad orologeria, la deflagrazione si è abbattuta e ha colpito, subito, il delicatissimo centro storico di Roma».

INDAGINI DOPO CINQUE ANNI

Così è bastata una semplice decisione presa dalla giunta capitolina, scriveva il consigliere del Pd «e il timer ha innescato proprio a via del Gambero la prima miccia» di speculazioni ben più diffuse. Ancora una volta -concludeva- il PRG va a farsi friggere. Basti guardare molte delle 18 delibere che il consiglio va discutendo in questi giorni che di varianti ne prevedono in abbondanza.» Posizione evidentemente non condivisa da tutto il suo partito. Resta il fatto che l’ordigno ad orologeria è esploso con un ritardo di cinque anni . Meglio tardi che mai….

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