Il Pd romano vuole vincere davvero le elezioni?

Fanno riflettere le parole e gli scontri di questi giorni tra autorevoli esponenti del partito

0
641

Vien da chiedersi se il Pd romano abbia intenzione di vincere le prossime comunali di giugno o sia percorso da un “cupio dissolvi” che assomiglia più ad regolamento di conti che ad un dibattito sia pur feroce. Alcuni giorni fa Fabrizio Barca, quello che con il suo rapporto dipinse alla gente un Pd romano pericoloso e cattivo, insisteva sul fatto che almeno altri 21 circoli del partito dovevano chiudere, nonostante molti di fatto stiano già chiudendo senza bisogno delle sollecitazioni di Barca, come dimostra il dimezzamento degli iscritti.

COMMISSARIO PD ORFINI

Poi il commissario del Pd romano e presidente del partito Matteo Orfini viene convocato in audizione della commissione parlamentare antimafia nell’ambito dell’inchiesta avviata per Mafia capitale. In quell’occasione cade dalle nuvole, lui che il partito romano lo conosce benissimo provenendo dai suoi ranghi, e se la prende prima con le istituzioni chiedendosi «come sia stato possibile che tante cose siano avvenute in un sistema così radicato senza che la procura pre-Pignatone (come dire che prima di lui erano distratti, ndr) si sia adeguatamente accorta e mossa per contrastarlo».

Per non parlare dell’ex prefetto Pecoraro «che negava la presenza della mafia». Non appagato, se la prende con il suo partito perché «a Roma è sempre più stato ostaggio di uno scontro interno: molto poco si occupava dei problemi della città, più dell’organizzazione di potere nel Pd e per questo ha finito per non vedere quel che accadeva» e tutto questo è avvenuto «anche per come sono stati vissuti gli anni dell’amministrazione Alemanno». Infatti in quel periodo ci fu «una opposizione eccessivamente consociativa, che ha consentito che crescesse all’ombra del consociativismo quel patto criminale.»

LE PAROLE DELL’ON. MARRONI

Un “uppercut” magistrale sotto la cintura di quella sinistra che allora era all’opposizione ma divenne maggioranza di governo con Ignazio Marino. Naturale che queste dichiarazioni tranchant finiscano per far in..zzare l’on. Umberto Marroni, capogruppo del Pd ai tempi di Alemanno. Questi, dopo una riflessione di 24 ore non ci sta, e sbotta «le dichiarazioni rilasciate mercoledi dal deputato (si badi bene, nemmeno compagno, ndr) Matteo Orfini per la parte riguardante una presunta opposizione consociativa sono assurde e gravissime e mi hanno lasciato esterrefatto. Non si può in modo così irresponsabile strumentalizzare per polemica politica interna e di fazione (facendo intendere che anche Orfini faccia parte di una fazione, ndr) un’importante istituzione dello Stato e del Parlamento Italiano come la Commissione Antimafia, confondendo sommari giudizi politici sull’efficacia dell’opposizione in Campidoglio, addirittura con oscuri ”patti criminali”».

Polemica durissima fra due esponenti che  in passato provenivano dallo stesso ceppo dalemiano, poi bersaniano e poi ancora tanto altro. Il dato politico eclatante è che Orfini non guarda in faccia nessuno e tanto meno Marroni che pure, come lui, è un solerte sostenitore di Giachetti alle primarie. Evidentemente Orfini deve radere al suolo, almeno apparentemente, tutta una classe dirigente del Pd capitolino consociativo e correntizio. Singolare è il fatto che questo stesso partito dovrebbe sostenere una campagna per le primarie per far vincere Giachetti e successivamente tentare di arrivare almeno al ballottaggio alle comunali probabilmente con i grillini. Con il rischio che quel che resta del partito romano si dissolva nelle faide, come dice Marroni, fra l’indifferenza dei cittadini che stavano quasi quasi per dimenticare mafia capitale.

È SUCCESSO OGGI...