Dal voto in Sardegna tutta la sinistra ha da imparare, si perde oggi per cominciare a vincere domani

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Dopo l’Abruzzo queste elezioni in Sardegna ci dicono che forse il Pd, inteso a immagine e somiglianza di Renzi, se non è morto, agonizza, ma che non è morta la sinistra plurale, legata al buon governo del territorio e legati a personaggi come Zedda, che dalle sirene renziane non si è mai fatto attrarre.

Lui infatti mette in campo una coalizione che supera il 30 per cento. Nonostante la regione sia andata alla destra (perché parlare di centro-destra con Salvini ci sembra difficile) la sua coalizione ha espresso un progetto, una idea di alternativa al sovranismo leghista e alla confusa inconcludenza dei 5stelle che può lasciare un segno e dare non solo una indicazione per le primarie del Pd il 3 marzo, ma per il futuro di coalizioni larghe e di territorio senza bisogno di listoni calendiani di confusa connotazione.

È evidente che candidati con esperienze di buon governo e coalizioni larghe possono rappresentare in un futuro, tutto da costruire, e il senso di una opposizione che non si accodi al gioco delle parti (tutta interna al governo Conte) di una ipotetica sinistra grillina  ormai afona e schiacciata con il sedere sulla occupazione delle poltrone, ma imponga la propria vision e una propria strategia.

Certo Salvini in Sardegna nonostante ci abbia messo la faccia e in vari abbigliamenti casual, non trionfa, non basta il suo carisma (si fa per dire) per prendersi tutto il cucuzzaro, un po’ come è successo in Abruzzo la settimana scorsa.

Il crollo dei 5stelle e delle loro piattaforme mediatiche gestite dalla società privata Casaleggio& associati, dimostra che la politica oggi è “liquida” e che il consenso e gli orientamenti politici ondeggiano e si sfrangono su una opinione pubblica non ancora rimbecillita dai social e mentalmente tarata dalle fake news. Tanto che una regione meridionale come questa che avrebbe dovuto godere del confuso reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dell’improbabile leader Di Maio, alla fine della fiera se ne è fregata e ha guardato oltre.

Comunque se non a Filippi i conti si regoleranno alle europee mentre Salvini/Dracula tenterà di succhiare ancora il massimo dalle già esangui arterie pentastellate.

Tuttavia resta il fatto che il Movimento dell’illuminato comico (a bassa intensità led)  quando è al governo perde sempre alle amministrative e arriva terzo, il che rappresenta una novità. Con la prospettiva che venga resuscitato l’aborrito bipolarismo fra centro destra e sinistra, nonostante la scellerata legge elettorale voluto da Berlusconi e Renzi proprio per fottere i 5stelle, che comunque hanno grandemente gradito e che fra le varie cazzate di riforma istituzionale che vagheggiano, men che mai pensano alla modifica della suddetta legge.  

Sin qui niente di nuovo sul Fronte Occidentale (citazione letteraria) e domani dilagheranno i commenti e le analisi, la cosa che ci interessa invece sono le primarie dei resti del Pd del 3 marzo. Primarie senza congresso vero, senza discussione vera, non oseremmo dire senza una vera proposta di leadership, ma rimaniamo convinti che un popolo della sinistra, sfiduciato, umiliato, deluso fin che si vuole, possa prender fiato e forze e si rechi ai gazebo, si informi di dove sono, di quali sono le modalità di voto, ma faccia sentire alta e chiara la sua voce.

Così aprendo, non una nuova parentesi della politica politicante in cui tutti a sinistra  hanno abusato sulla pelle della gente, di quella politica glamour dei fighetti e dei caminetti, di quella politica dei baroni delle tessere clientelari, di quella politica degli annunci, di quella politica senza radici nei bisogni e anche delle pulsioni di popolo, ma finalmente dimostrando che “dal basso” c’è una forza, una volontà di cambiamento che dovrà venir sostanziata di contenuti. 

Perché tutti, donne e uomini della sinistra, dei movimenti, dei territori, dell’associazionismo, hanno ancora molto da dire. E tanto.

Giuliano Longo

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