A colloquio con Amalia Colaceci presidente di Cotral

Cento bus nuovi entro marzo 2016 e 315 l'anno dopo. Un nuovo sistema di bigliettazione per combattere l'evasione. Una centrale unica di controllo

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La storia di Cotral non è mai stata tranquilla fra contrasti e polemiche a non finire a ogni cambio di consiglio di amministrazione o management. Un prezzo che pagano alla politica tutte le aziende pubbliche soprattutto nello strategico settore dei trasporti. Il calice, se più o meno amaro si vedrà alla fine del mandato, dall’ottobre dello scorso anno è passato ad Amalia Colaceci, presidente del cda di Cotral. Lei di esperienza politica ne ha da vendere come dirigente del Pd e assessore ai trasporti alla defunta Provincia di Roma con Zingaretti. Con la differenza che, insieme alla Colaceci, al governo dell’azienda oggi c’è un amministratore delegato «davvero operativo e competente», come lei stessa lo definisce, nella persona di Arrigo Giana, un milanese già direttore della Pianificazione e Finanze dell’Atm di Milano.

VINCERE IL BANDO DI AFFIDAMENTO – Che la coppia funzioni lo dimostra il fatto che in meno di un anno il nuovo piano industriale ha già portato a risparmi per 10 milioni di Euro. Un vanto per la presidente che ci ha ricevuto nel palazzo a vetri della Romanina, sede del Cotral dal 2008. Un’immagine completamente diversa da quella che conservavamo della vecchia sede nei pressi di via Veneto e via XX Settembre, ma forse anche un segno del cambiamento dei tempi. Tempi stretti se «entro un paio di anni l’azienda dovrà essere messa in grado di vincere il bando di affidamento del servizio nel 2019» ci dice Amalia che conosciamo sin da quando lavorava a Palazzo Valentini. Lei ne è sicura «già alla fine del nostro mandato alla metà del 2018 ci arriveremo con le carte in regola, questo è il mandato che ci ha affidato il presidente Zingaretti». Se sia un impegno più o meno ciclopico lo dimostreranno i fatti per questa azienda i cui innegabili disservizi suscitano talora le vivaci reazioni degli utenti, ma la presidente è convinta che sia finita l’era dei “baracconi” pubblici dei trasporti dove le clientele premiano più dell’efficienza.

UN COLOSSO DEI TRASPORTI – Comunque la si voglia vedere, rimane il fatto che Cotral è una delle più grandi aziende europee di trasporto extraurbano. Basta scorrere i numeri. Una rete di servizio per 8.750 Km, con 220 linee per 4451 collegamenti con due milioni e mezzo di corse l’anno. A tessere questa fitta tela di collegamenti 1601 autobus con 2342 autisti più altri 900 dipendenti circa nei depositi e nelle officine e 200 amministrativi in senso stretto. Un colosso che serve 120 milioni di passeggeri l’anno, con un contratto di servizio con la Regione di 230 milioni. Le dimensioni di una grande azienda che l’allora presidente per la spending review, Cottarelli, più di un anno fa definì fra le più disastrate d’Italia, salvo ricredersi poco dopo, dati alla mano.

I PROBLEMI DELL’UTENZA – «Già da ottobre – ci dice la presidente – abbiamo sotto controllo i costi non strutturali sui quali abbiamo potuto incidere e ridurre. Ma le difficoltà che l’utenza lamenta sono sostanzialmente dovute alla vetustà dei mezzi che hanno una vita media di 15 anni rispetto a quella europea di 8-10. Per adeguarci a questa media abbiamo pianificato l’acquisto di 415 autobus nuovi dei quali almeno 100 arriveranno verso marzo». E non si tratta di un annuncio perché, per questa prima tranche di consegna, la Regione ha già impegnato, si badi bene, non stanziato, 25 milioni. Al conto ne mancano 315. Questi, assicura Amalia, «verranno acquistati dalla società grazie ai risparmi che realizzeremo con il piano industriale, quindi man mano verranno assegnate le gare, così contiamo di metterli in strada entro il 2017». Con la differenza che i vincitori dei bandi «dovranno garantire la manutenzione e il pronto intervento in caso di guasti con relativa sostituzione in tempo reale del bus in panne». Il rinnovo della flotta risolverebbe una marea di problemi, ma ci sono altri aspetti della pianificazione biennale di Cotral che non vanno sottovalutati. «Intanto – prosegue – dobbiamo ridisegnare tutto l’assetto dei depositi che attualmente sono 46 e talora davvero fatiscenti, poi va istituita la centrale operativa unica che oggi non c’è anche per gestire in tempo reale le eventuali emergenze». Ma l’altro grosso nodo riguarda la vendita dei biglietti. Per la presidente è urgente rivedere la rete. E infine la modalità di vendita dei titoli di viaggio «che serve fra l’altro per abbattere l’evasione tariffaria». Piaga cronica, anche a Roma, quella dei portoghesi che creano danni economici per milioni. Tuttavia, «per contrastare il fenomeno non basta aumentare a dismisura il numero dei verificatori a bordo se non c’è una rete capillare e diffusa di vendita dei titoli di viaggio. Vendita che va facilitata anche in elettronico, ad esempio per smartphone con specifiche app di pronto uso. Infine anche il controllo a bordo deve essere sveltito con obliteratrici efficienti da cui rilevare i dati di afflusso. «Solo a questo punto – prosegue – è possibile verificare i livelli di evasione e combatterla anche con l’impiego dei controllori».

UN SISTEMA COMPLESSO – Evidentemente, ci spiega ancora «abbiamo a che fare con un sistema complesso che implica diverse fasi». E consente di evitare, aggiungiamo noi, i mirabolanti annunci su centinaia di controllori che dovrebbero emettere multe dall’incerto pagamento successivo. Sulla bigliettazione c’è poi il grosso problema di metrebus. Perché gli incassi di questi titoli di viaggio vengono incamerati sull’unghia da Atac e quanto alla restituzione della quota Cotral sorge il dubbio di un notevole ritardo nel ristorno del dovuto. Un bel gap finanziario e di cash se, come ci spiega Amalia, «I bilanci dicono che Cotral vende direttamente biglietti per 5 milioni anno, ma altri 50 milioni circa provengono proprio dalla vendita metrebus. Un problema, questo, cui dovrebbe metter mano la Regione, ma anche la dimostrazione che le società di trasporto vanno in qualche modo integrate. Per raggiungere questo obiettivo «occorre prima che le aziende interessate procedano al risanamento dei conti e alla ristrutturazione, altrimenti nel 2019 queste società di Tpl non saranno in grado di andare a gara per l’affidamento del servizio come prevede il regolamento della UE». Non solo, «ma in queste condizioni non si mette nemmeno in piedi quell’agenzia dei trasporti che la regione progetta.

LA SCOMMESSA DEL PUBBLICO – Insomma il 2019 sarà il momento di svolta perché le gare verranno vinte da chi riuscirà a essere competitivo. Amalia Colaceci non ha pregiudiziali ideologiche nei confronti dei privati, ma è consapevole che sui trasporti si gioca il futuro delle società pubbliche. Per di più è convinta che i piani industriali gestiti da manager competenti siano la carta vincente per dimostrare che anche il pubblico può essere competitivo. «È su questi piani – aggiunge – che si fa la differenza perché anche un’azienda pubblica può essere competitiva e quanto meno portare a casa bilanci sani e in equilibrio». Una sorta di scommessa con i privati? Probabilmente una scelta politica perché l’esempio di Atac a Roma dimostra che il Tpl malgestito, clientelare e inefficiente, distrugge l’immagine delle amministrazioni. E lei, questo torto a Nicola Zingaretti, non lo vuole proprio fare.

 

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