Nel Lazio il capitan Salvini raccatta lo screditato personale politico di FI e FdI

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    Sono davvero in tanti a Roma e nel Lazio che sono balzati al volo sul Carroccio di Salvini o si apprestano a farlo, molti o quasi tutti, provenienti da precedenti esperienze politiche con Forza Italia o con i Fratelli della Meloni che nella regione hanno sempre vantato un loro punto di forza.

    Questo ininterrotto flusso di ex Dc, Fi, Fdi e sinistra, potrebbe fare della Lega il primo partito regionale aguzzando gli appetiti del Truce su Roma come dimostrano i continui battibecchi con la Sindaca Raggi accusata, tanto per semplificare, di non essere all’altezza della situazione che vede una Capitale in ginocchio.

    I sondaggi gli danno ragione, ma anche il minitest del giugno scorso per il III e VIII municipio riconquistati per la sinistra da Caudo e Ciaccheri, che hanno relegato i grillini alla terza posizione nonostante i fasti esaltanti delle comunali del 2016.

    Quindi avanti tutta con Capitan “no negher” che non sta tanto a fare il difficile sulla qualità dei numerosi neofiti, anche se pare che dal nord qualcuno della Lega voglia mettere il becco, e magari scremare un po’ su questo boom di adesioni. 

    Per ora in aula Giulio Cesare il Carroccio può solo vantare un consigliere, Maurizio Politi, ma la campagna acquisti è appena iniziata e da qui alla primavera del 2021, data delle prossime comunali capitoline, vedremo le truppe leghiste rafforzarsi per dar battaglia alla Raggi, ammesso che si ricandidi o venga ri-candidata “democraticamente” dalla bucherellata piattaforma Rouseau della Casaleggio&Associati.

    Certo tingere di Nero/verde la capitale d’Italia sarebbe il coronamento della egemonia del Capitano non solo in Italia, ma dall’Alpi alle piramidi dal Manzanarre al Reno, soprattutto dopo che la prestigiosa rivista Forbes lo colloca fra le 100 personalità più influenti dell’orbe terraqueo.

    Ma siccome l’appetito vien mangiando non è detto che la prossima portata del nostro pantagruelico (e buongustaio) Salvini non sia proprio la Regione Lazio che dovrebbe andare al voto fra 4 anni, ma non si esclude che in caso di elezioni politiche anticipate, Zingaretti faccia un’altra mossa del cavallo (dopo quello di Smeriglio candidato alle europee e Leodori al suo posto in Giunta) e si candidi per un seggio parlamentare.

    Piatto ricco mi ci ficco per un centro destra, ormai a trazione salviniana che, se non ci fosse stato il caso Pirozzi, avrebbe già vinto le elezioni regionali del 4 marzo scorso.

    Se così fosse e davvero Zingaretti fosse disponibile a regalare al truce un’altra regione rossa per una messa alla Camera o al Senato, le possibilità del Salvinismo sarebbero più concrete perché nel Lazio la Lega si va già strutturando.

    Robustamente guidata dal corpulento onorevole Claudio Durigon oggi Sottosegretario al Ministero del Lavoro  di provenienza Pontina ma soprattutto dirigente di spicco dell’UGL già dai tempi di Renata Polverini, viene già indicato come probabile successore di Zingaretti in caso di vittoria. 

    Al suo fianco il giovane deputato Francesco Zicchieri che è il coordinatore della Lega nel Lazio, anche lui di Latina, ormai feudo leghista che ha scalzato i Fratelli della Meloni, e sovrintende alla campagna acquisti anche grazie al responsabile organizzativo regionale Mauro Gonnelli da Fiumicino, che nel 2013 sfiorò l’elezione a sindaco, come “civico” del centrodestra. 

    A battere Montino lo scorso anno ci provò William De Vecchis in precedenza eletto al Senato per la Lega presentandosi come candidato sindaco in contrapposizione a Forza Italia e a tutto il mondo, tirandosi dietro i voti dei neofascisti di Forza Nuova. 

    Fulminata sulla via di Damasco Monica Picca e di altri due consiglieri municipali di Ostia che passano dai Fratelli D’Italia a Salvini, mentre contatti per completare la squadra del Litorale parrebbe siano in corso con l’ex grillino già sindaco di Pomezia Fabio Fucci che qualcuno magnificava per il suo orientamento di sinistra.

    Passiamo alla Ciociaria dove primeggia il senatore Umberto Fusco spalleggiato dal coordinatore del partito Mimmo Fagiolo, proveniente dal centrosinistra, ma il vero fuoriclasse che salta sul Carroccio è Nicola Ottaviani di origini democristiane, sindaco di Frosone ininterrottamente dal 2012. 

    È pur vero che oggi i leghisti litigano con i resti del centrodestra un po’ dappertutto, a Cassino contro Abruzzese per una candidatura unitaria alle prossime comunali, a Viterbo nel comune appena conquistato dalla destra. Un po’ meglio vanno le cose a Rieti dove Fabrizio Di Vittorio, eletto nell’ultima tornata elettorale in una lista civica a sostegno del Sindaco Cicchetti, aderisce  al gruppo consiliare della Lega.

    A Civitavecchia il candidato leghista a sindaco, Zappacosta, si è invece ritirato per favorire una soluzione unitaria con FdI, FI, e Udc, ma a Tarquinia non mollano e si candida Alessandro Giulivi.

    Non vorremmo tediare i nostri lettori su tutti i candidati e le liste leghiste all’arrembaggio nei comuni del Lazio, ma visto che ormai è luogo comune dissacrare i vecchi partiti, sputtanati dai grillini che si guardano bene dall’attaccare i leghisti che governano il Nord, ci si chiede: perché Salvini si accontenta, qui da noi nel Lazio, di questo materiale politico di risulta ormai rotto al più al più evidente trasformismo e reduce da tutta una politica di destra più o meno potabile?

    Giuliano Longo

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