Gabriele Coen – “Le Sephirot”: jazz ed elettricità su un tappeto divino

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L’8.11.2017, Gabriele Coen Quintet, nell’ambito del Roma Jazz Festival, si è esibito al entro ebraico Pitigliani, con il suo un concerto, a cui ha dato il titolo “Le Sephirot” liberamente ispirato alla simbologia mistica della Kabbalah ebraica. Alle 21 inizia il concerto jazz, le luci diventano soffuse ed è subito atmosfera, sì un’atmosfera particolare quasi aulica… insomma un vero e proprio viaggio dentro la struttura del mondo divino. Le note che si diffondono nell’aria, creano una leggera fusione tra celestiale e psiche (così definita da Gabriele Coen) e come dargli torto? Il pubblico in sala ne è testimone, tanto che tutti sono rimasti incantati ed affascinati da sonorità ipnotiche e sensuali. I primi a lasciarsi trasportare sono proprio i musicisti che suonando ad occhi chiusi si lasciano trasportare dal loro jazz quasi soprannaturale. Gabriele Coen ha fondato il gruppo “klezroym”, che ripercorrono la musica del folklore ebraico in chiave jazz; i suoi strumenti sono: un sax soprano, un sax tenore ed un clarinetto. Dieci sono i brani del nuovo lavoro di Coen, perché dieci sono i principi basilari che ritroviamo nella psicologia umana collegata al grande albero ebraico della vita. In questi brani cruciale è il ruolo del Fender Rodhes (piani elettrico tipico degli anni ’60) e l’organo hammond suonato dal bravissimo Pietro Lussu, Marco Loddo al basso elettrico ed Arnaldo Vacca alle percussioni. Con orgoglio Coen ci dice che nei brani di questo concerto vi è un perfetto incastro tra spiritualismo ed elettricità-jazz. Durante il concerto tra il sax di Coen, il Fender rodhes di Lussu sinuose s’inseriscono le percussioni ed ecco danzare insieme, sembra vederle scorrere tutte lungo un filo elettrico che leggere riescono a toccare gli Stati d’animo degli ascoltatori.

Diamante Capolongo

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