La maladie de la mort all’Argentina: grande teatro femminista

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Marguerite Duras e Katie Mitchell, un premio premio Goncourt (1984) ed un ‘Officer of the Order of the British Empire (OBE)’ (2009), due donne controverse indubbiamente moderne e provocatrici, incuranti delle opinioni altrui che lasciano e hanno lasciato un segno nel loro campo di attività.

La maladie de la mort (foto) è un racconto di 64 pagine di Marguerite Duras in cui un uomo paga una sconosciuta «incontrata in un albergo, per strada, su un treno, in un bar, in un libro, in un film» affinchè lei vada a dormire con lui forse per qualche notte, forse per tutta la vita, per dargli modo di provare quell’amore del quale è incapace. Il tema del romanzo è l’amore impossibile e l’assenza di desiderio, di qui il legame con la morte. La morte può essere vissuta più volte, è uno stato di cose, una condizione temporanea di essere umani. È un’assenza di amore, una morte sociale, una morte dei sentimenti. Così è il personaggio centrale del libro, in questo stato di morte che cerca da una prostituta un soffio di aria benefica. Da notare che la scrittrice si innamorò realmente di un omosessuale, e soffrì molto per l’amore non corrisposto di lui.

Nella trasposizione scenica la prostituta non è così direttamente connotata e l’omosessuale è uno scrittore, ed i due hanno un rapporto d’affare in cui i ruoli sono definiti e la transazione economica avviene quando la seconda decide che la situazione che si è venuta a creare ha trasceso quanto stabilito e chiude. La donna, attraverso filmati, vive all’esterno della camera, incontra persone in ascensore, crea rapporti, l’uomo non è vivo solo dietro la porta chiusa della stanza.

Qui si innesta la tecnica della Mitchell che riesce, utilizzando tutti i mezzi a disposizione ci fa partecipare all’azione in molti modi: vediamo la troupe che si muove intorno al letto che ospita i due protagonisti, vediamo la scena riprodotta su uno schermo, vediamo i filmati che legano il racconto, vediamo la narratrice chiusa dentro una cabina molto simile alle cabine che si usano per il doppiaggio o le registrazioni. Soprattutto vediamo i visi di lei e lui ingranditi davanti a noi ambedue senza partecipazione. Lui filma con il cellulare il sesso di lei, cerca un contatto che però non riesce a attivare veramente…..

Le produzioni teatrali di Katie Mitchell spesso combinano il naturalismo estremo con l’uso creativo del multimedia e l’esplorazione di temi femministi. Il suo obiettivo è quello di catturare ciò che accade nelle teste delle persone, e qui ci riesce in pieno.

Già splendidamente messo in scena, con un grande Michael Piccoli e Lucinda Childs la nuova trasposizione in una versione teatral-cinematografica è stato presentato all’Edinburgh festival 2018. Come a Edinburgh i tre protagonisti sono magnificamente interpretati da: Nick Fletcher, L’uomo, Laetitia Dosch, la donna, e l’unica italiana la voce narrante Jasmine Trinca.

Grande successo di pubblico a dimostrare che si può osare anche all’Argentina di Roma anche se solo per 2 giorni.

Anna Maria Felici

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