Minefield al Teatro Vascello: una regista alle prese con l’insensatezza della guerra

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Minefield (campo minato) si apre con una scena in cui in centro c’è un secondo palcoscenico bianco e dai due lati scrivanie e cinepresa.

In scena 6 autentici reduci della Battaglia delle Malvina’s/Falkland che rappresentano se stessi, tre argentini e tre inglesi che si ‘confessano’ sul palco, rivivendo per 100 minuti una storia di anni. Oggi ognuno di loro ha più o meno recuperato la sua vita, ma spesso la rivalità appare ed anche la nostalgia per quello che erano.

Era il 1982 quando i militari della dittatura argentina occuparono insensatamente le Malvine o le Falkland, a seconda del punto di vista e della lingua adottata per riferirsi a quelle isole, che erano possedimento britannico dal 1833.

In Berta Isla Javier Marías, scrittore madrileno dice:

la Gran Bretagna non sarebbe rimasta con le braccia conserte davanti a una simile appropriazione con la forza, davanti al fatto compiuto, tantomeno con Margaret Thatcher la Spietata al governo, per quanto le suddette isole si trovassero a casa del diavolo, come spesso volgarmente si dice: a est dello Stretto di Magellano e a nordest della Terra del Fuoco, ovvero non molto lontano dall’Antartide (si trovano nell’Atlantico Meridionale a 500 chilometri dall’Argentina ed a 13 mila chilometri dal Regno Unito)……Si prospettava una guerra assurda e inimmaginabile…. Fu raccontato ai figli che il padre era uno dei morti di quella guerra piccola e poco eroica, uno degli uomini che persero la vita laggiù e che nessuno ricorda, in quell’assurdo conflitto conclusosi con disonore dei militari argentini e a maggior gloria della superba Thatcher, che seppe trarne profitto. Uno sciupio di vite, tanti morti sprecati, come sempre succede.

l’Argentina subì la perdita di 61 aerei e 25 elicotteri, mentre gli inglesi persero 10 aerei e 24 elicotteri. I morti argentini furono 650 mentre 250 quelli britannici, vennero uccisi anche 3 civili delle Falkland.

Le voci dei morti pervadono la scena nei ricordi dei soldati che, sul palco ,rivivono a turno la loro vita prima e dopo quei due mesi che hanno cambiato loro la vita, con una bravura fantastica, ti accorgi che non recitano dagli occhi, ancora aperti sull’orrore che hanno vissuto.

Il palcoscenico centrale rappresenta la loro intimità, è il luogo in cui rivivono, con l’aiuto di filmati quello che è successo ed in cui si ricordano da che parte stanno, la loro seduta psicanalitica Mentre l’apparizione, ad un certo purto , di Margart Teacker e del generale Gualtieri li riporta all’amore per la patria, le bandiere sventolano, gli antichi rancori riemergono una canzone li riporta al momento attuale.

L’azione scenica ripercorre la battaglia con l’aiuto delle vere  lettere e delle foto di allora, dei ricordi conservati al sicuro che vengono svelati, e lo spettatore vede gli ‘attori’ giovani, con più di 30 anni in meno, su una pagina di giornale  che celebrano, gli argentini, una vittoria che fasulla. Senti parlare un soldato della Brigata Gurkha, una unità scelta del British Army che ripete la sua danza con il suo coltello,  khukuri, accusato delle più atroci nefandezze e vedi un signore di mezza età con un viso simpatico che danza si muove ripetendo un antico rituale. Alla fine un pezzo musicale a più mani perché è la musica che mette tutti d’accordo.

 La regista argentina dice: ciò che mi ha spinto a realizzare questo progetto è il desiderio di costruire un’altra narrativa della guerra …. Questo essere in grado di uccidere e morire per il il proprio paese rappresenta il limite dell’essere uomo e tanti uomini con esso si sono confrontati

Importante esempio di come una donna sia riuscita a imporre la propria visione e soprattutto a far lavorare con la sua regia dei soldati che sicuramente hanno riconosciuto a malvoglio di essere guidati da una donna, in un momento storico in cui le donne stanno iniziando un cammino di parità che non c’è mai stato.

Da vedere anche se solo per 2 giorni

Anna Maria Felici

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