“WHEN THE RAIN STOPS FALLING” chiude all’Argentina con un grande successo di pubblico

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Al teatro Argentina termina  oggi la rappresentazione  della saga familiare di WHEN THE RAIN STOPS FALLING (quando finisce la pioggia) , da un progetto lacasadargilla, il nuovo spettacolo di Lisa Ferlazzo Natoli porta in scena il lavoro del 2008   del drammaturgo australiano Andrew Bovell. 

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro FondazioneFondazione Teatro Due di Parma e con il sostegno dell’Ambasciata d’Australia e della compagnia aerea Qantas.

Una saga famigliare che coinvolge tre generazioni e inizia  a Londra negli anni 50 proiettandosi in Australia sino al 2039. Una trama complessa che avvicenda figli nipoti nonni e genitori nel frattempo già defunti, e con una scenografia essenziale fatta di un fondale “bianco sporco” che piace a tutti i protagonisti nelle diverse epoche, pochi tavoli, una cucina che ripropone sempre la zuppa di pesce ai vari personaggi che si succedono nelle varie epoche. 

Il  testo di Andrew Bovell, tradotto da Margherita Mauro, è un racconto costruito su  diversi fili narrativi che incrociano i destini  di quattro generazioni, suggeriti dagli  alberi genealogici che appaiono sullo sfondo all’inizio e via via nel corso della rappresentazione. 

Sta piovendo. Gabriel York aspetta l’arrivo del figlio che non vede da quando questo aveva sette anni è questo l’inizio di un viaggio “genealogico” nella memoria, le eredità e l’abbandono, che ci porta in un futuro di pioggia torrenziali da fine del mondo e si   si materializza in forma di valigia e di un pesce caduto dal cielo (cibo rarissimo in un futuro catastrofico), ma che costituirà il pregiato dono culinario per l’arrivo di un figlio alla ricerca  delle proprie radici.  

Di qui i personaggi si susseguono.  La nonna presumibilmente morta alcolizzata, colta ma innamorata di un marito fuggito in Australia perché sospettato di pedofilia, un figlio della coppia abbandonato che si recherà  nell’emisfero australe sulla scorta delle poche cartoline inviategli dal padre, e nell’arco di 24 ore si innamorerà di una barista soccombendo poco dopo in un incidente stradale lasciando la giovane incinta.

La ragazza ha perso un fratello di sette anni fra le dune di una laguna, probabilmente vittima del padre del ragazzo e successivamente si rifugerà in un matrimonio di convenienza con un farmer australiano. La ritroviamo adulta  mentre va perdendo la memoria e la ragione mentre implora a quella “brava persona” del marito di aiutarla al suicidio.

Ma il figlio di quel rapido e struggente amore dei due ragazzi viene anche lui abbandonato precocemente, eccolo l’uomo del pesce caduto dal cielo che a sua volta ha abbandonato il figlio che dopo 20 anni lo sta cercando.

Trama complessa non scevra da citazioni culturali e dal quella “vision” di un mondo destinato alla catastrofe.

Unici sprazzi di speranza quei fondali di stelle nei limpidi cieli australi e la ricerca delle radici e di una memoria che potrebbe divenire più devastante di quanto l’ultimo figlio possa immaginare.

Pochi ricordi apparentemente inutili, ma carichi di significato per le generazioni precedenti di questa famiglia, con pochi oggetti simbolici tratti da una vecchia valigia tramandata fra le varie generazioni, quasi relitti della memoria (ossi di seppia) abbandonati sulle sabbie di una laguna “che non è né mare né terra”

Anna Maria Felici

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