Cosa ha detto Di Maio sui criminali romeni (e perché i conti non tornano)

Le parole del procuratore Ardita rilanciate dal vicepresidente della Camera avevano scatenato numerose polemiche

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Ardita e Di Maio criminali romeni numeri
Sebastiano Ardita e Luigi Di Maio

Luigi Di Maio tiene il punto e rilancia. La questione, neanche a dirlo, è quella della presunta importazione massiccia di criminali romeni che sta tenendo banco da qualche giorno. L’occasione è la diretta web a CorriereLive.

LA PRECISAZIONE DI MAIO

“Confermo le parole del ministro della Giustizia romeno del 2009, riprese poi da Ardita, sul fatto che di 100 persone oggetto di mandato di cattura in Romania il 40 per cento è in Italia. Non confermo invece ciò che non ho detto e ciò che volessi offendere i romeni, cosa che non ho mai voluto fare” ha dichiarato al Corriere il vicepresidente della Camera dei Deputati e membro di primo piano del Movimento 5 Stelle. “Io non ho nulla di cui scusarmi” ha aggiunto. “Si scusino con me, invece, i radical chic che mi attaccano con argomenti da me mai usati”. Una precisazione arrivata dopo le numerose polemiche scatenate dalle sue parole su Facebook. Facciamo quindi un passo indietro. Torniamo all’inizio della settimana.

COSA AVEVA DETTO DI MAIO SUI CRIMINALI ROMENI

In un post pubblicato lunedì sul proprio profilo Fb, Di Maio aveva criticato l’Europa. L’Ue sarebbe rea, a suo dire, di impoverire l’Italia di capitali e di arricchirla di criminali romeni. Più precisamente, il vicepresidente della Camera aveva scritto: “L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa Ue. Siccome in Italia la politica non ha mai voluto far funzionare la giustizia, anzi molto spesso l’ha sabotata volutamente, noi stiamo attraendo delinquenti, mentre le nostre imprese scappano dove i sistemi giudiziari sono più efficienti: come in Romania! Vi chiedo di ascoltare questi due minuti del Procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita per capire cosa hanno creato in Italia 20 anni di partitocrazia degli amici degli amici. Basta non votarli più per far cambiare le cose”.

LE POLEMICHE POLITICHE

Dichiarazioni che non sono passate inosservate. La pioggia di polemiche, infatti, non ha tardato ad arrivare.

“Di Maio, che idiozia – ha scritto su Facebook il presidente del gruppo Socialisti e Democratici al Parlamento europeo Gianni Pittella –. Ma come può un esponente di spicco del M5S e vicepresidente della Camera lasciarsi andare a idiozie del genere sul conto di un intero popolo, quello rumeno, che tanto ha dato in termini umani, sociali ed economici all’Italia. Non si tratta di razzismo ma ahimè di becera ignoranza. Torna a studiare Di Maio. Risparmiaci il tuo quotidiano festival delle idiozie”.

Per il deputato del Partito Democratico Khalid Chaouki, il vicepresidente della Camera “è il principe dei luoghi comuni” che ha pronunciato parole “pericolose e irresponsabili”.

Critiche anche dal coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli secondo il quale Di Maio è “un giorno salviniano e l’altro ambientalista”, “a volte statista e altre sinistroide”, tutto pur di raggiungere il consenso.

CRIMINALI ROMENI E CONTI CHE NON TORNANO

Al netto della querelle politica e diplomatica, c’è un elemento, oggettivo, che ha lasciato perplessi in molti. Quello legato ai dati. Ai numeri dati per certi da Di Maio. Il direttore del quotidiano online Il Post, Luca Sofri, ha provato a fare chiarezza dalle pagine del suo blog personale. Ha scoperto così che si tratta di un dato molto vecchio. Che la fonte è incerta. E che la sua lettura è stata manipolata. Il dato reale riguarda infatti il 40% di richieste di mandato di cattura europei. E, attenzione, include anche cittadini non romeni. Lo si è trasformato, invece, in un 40% di tutti i criminali romeni.

“Come è indicato nello stesso post – scrive Sofri –, la fonte di questo grossolano dato apparentemente non misurabile, sono le parole del procuratore di Messina Sebastiano Ardita, un magistrato che ha scritto un libro con il suo collega Piercamillo Davigo (con prefazione di Marco Travaglio) e che è andato a presentarlo al convegno di Ivrea del M5S, dopo essersi definito in interviste “magistrato law and order“. Nel video allegato da Di Maio, Ardita dice quindi, testualmente.

«Qualche tempo fa – qualche anno, ma la situazione non è cambiata – il ministro rumeno, degli Interni se non sbaglio, ci comunicò che di tutti i mandati di cattura europei che riguardavano cittadini rumeni il 40% proveniva dall’Italia… quindi questo significa che quattro rumeni su dieci che avevano deciso di andare a delinquere avevano scelto il nostro paese come luogo nel quale andare a delinquere, questo è un problema importante che riguarda la Giustizia»

Ho trovato la fonte di questa notizia, che Ardita usa con qualche vaghezza: è del 2009.
Mi fermo un momento su alcuni dettagli minori di quello che Ardita dice, ma illuminanti su come vengano diffuse pubblicamente le informazioni, da persone che poi contestano le inesattezze ai giornalisti”.

(continua a leggere su Wittgenstein.it)

ROMENI E CRIMINALITÀ: I DATI DEL DOSSIER STATISTICO SULL’IMMIGRAZIONE

In merito al controverso rapporto tra i romeni in Italia e il loro coinvolgimento nella criminalità, è intervenuto a fare chiarezza anche il Centro Studi e Ricerche Idos. Il suo dossier statistico sull’immigrazione, realizzato con la collaborazione della rivista interreligiosa Confronti e col sostegno del fondo Otto per mille della Chiesa Valdese, ha approfondito i dati disponibili (aggiornati al 2014) sul rapporto tra gli stranieri, in particolare romeni, e la criminalità, forniti dalla Direzione centrale della polizia criminale del ministero dell’Interno.

“Tra il 2004 e il 2014 – spiegano da Idos – le denunce nei confronti degli italiani sono aumentate del 40,1% e quelle nei confronti degli stranieri del 34,3%, nonostante la popolazione italiana sia risultata in leggera diminuzione e quella straniera più che raddoppiata nello stesso periodo. Di conseguenza l’incidenza degli stranieri (residenti, irregolari, di passaggio, turisti) è diminuita di un punto percentuale, attestandosi sul 31,4% sulle denunce totali”.

“Per quanto riguarda le singole fattispecie – proseguono -, tra gli stranieri sono più ricorrenti i furti (che comunque costituiscono anche per gli italiani la prima fattispecie delittuosa), mentre gli italiani sono notevolmente più esposti alle denunce per truffe e frodi informatiche. Questi e altri dati si rilevano dal capitolo dell’ultimo Dossier statistico “Una equazione sbagliata: cittadini stranieri e denunce penali” (consultabile su www.dossierimmigrazione.it). I romeni (1 milione e 151 mila al 1° gennaio 2016), il 44,3% della diaspora romena nell’intera UE, hanno una rilevante incidenza (pari al 20,9%) sulle denunce contro stranieri (307.978), ma la loro incidenza sul totale dei 5 milioni e 26mila residenti stranieri in Italia all’inizio del 2016 è più elevata (22,9%), risultando leggermente sottorappresentati tra gli stranieri autori di fatti di devianza. Non è superfluo ricordare che i romeni costituiscono il nerbo principale dei quasi 2,5 milioni di lavoratori stranieri in Italia e gestiscono quasi 50mila imprese”.

Secondo il presidente di Idos Ugo Melchionda, «seppure l’andamento registrato nel corso degli anni 2000 sia tutt’altro che soddisfacente e si debba pervenire a un livello di integrazione più organico, questi dati servono per evitare la riproposizione dello stereotipo presenza romena uguale criminalità, come già nel passato era avvenuto per il Marocco e l’Albania, e rende sempre necessario fare ricorso a dati statistici, affidabili e comparabili».