Rai Uno, Sanremo fa 11 milioni di spettatori. La Pausini spacca, il resto annoia

Dopo la grande performance dello scorso anno, con 13 milioni a seguire la prima serata, anche magic-touch Carlo Conti si è appiattito e fa i numeri di pubblico solo perché non c’è altro da vedere in tv

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Sanremo Tv Web Conti

Ieri sera, un po’ sonnolenti abbiamo seguito questa apertura del 66mo Festival, che ha fruttato a Rai Uno oltre il 49% di share e circa 11 milioni di spettatori. Per mancanza di alternative, diciamolo. Dopo la grande performance dello scorso anno, con 13 milioni a seguire la prima serata, anche magic-touch Carlo Conti si è appiattito e fa i numeri di pubblico solo perché non c’è altro da vedere in tv. Pochi gli elementi degni di nota. Gabriel Garko incolore in tinta corvina modello Transilvania; la bravura di Virginia Raffaele e il suo splendido corpo, che dopo aver fatto ingelosire Belen Rodriguez non avrà mancato di irritare Sabrina Ferilli – che dall’alto della sua intelligenza certo non se la prende per l’imitazione, impeccabile, della trasformista romana; il vestito osceno e la capigliatura anche peggio della splendida Madalina Ghenea, vestita da divano di night. Insomma, le solite cose. Ci vogliamo emozionare per i nastrini arcobaleno appesi ai microfoni da Noemi, Enrico Ruggeri, Arisa? Per carità, qualcosa vorrà anche dire, ma l’impegno civile o politico troverebbe forme di espressione più incisive di due stelle filanti e mezza battuta a sproposito. Di Arisa passerà alla storia la maglia di nonno sopra la sottana di nonna – scelta di marketing singolare per un ex brutto anatroccolo, rapidamente diventato icona glamour e che ora si atteggia a intellettuale superiore. Lasciamo agli esperti di musica la valutazione delle canzoni. Restare sveglia mi è pesato, per vedere un Elton John vestito come sempre da circo, bravo pianista, melodie struggenti blablabla. Eh grazie, è Elton John, mica uno del Festival di Ariccia. Tanto clamore per il suo arrivo non si giustifica neanche con l’apparente “attualità” delle sue scelte di vita, visto il dibattito sulle unioni civili che impazza per ogni dove.
PER FORTUNA CHE C’E’ LA PAUSINI – Io sono tradizionalista: se voglio le performance alternative vado nei centri sociali, a Sanremo voglio vedere bei vestiti e sentire belle voci. Nel nome del passato accetto vallette strapagate e inutili e che inciampano sulle scale. Quindi il mio unico momento di esaltazione – se così vogliamo dire, in pigiama con una tazza di tisana in mano – è stato l’arrivo di Laura Pausini. Io la amo e la ammiro grandemente. Anche per il coraggio di mettere un vestito più adatto alla giostra della Quintana che alla serata di apertura del Festival. Lei è la Pausini e tutto può, altro che i nastrini. Ha la voce, il carisma, una popolarità mondiale ed è giusto celebrarla. Quindi non ho trovato affatto di cattivo gusto il duetto tra Pausini giovane nel video della sua canzone vincitrice del festival 1993 e lei sul palco dal vivo. C’è chi ha ricordato simili operazioni fatte dalla D’Urso, o Manuela Villa in performance col video del padre Claudio, a me ha fatto pensare a Nathalie Cole che interpretò Unforgettable del padre Nat King Cole in sovrapposizione di voci e immagini.
TUTTI FAN DI BRACCIALETTI ROSSI – Ora, anche se il suo stile musicale mi interessa relativamente, la Pausini non si discute. Curiosando su Twitter ho scoperto che la canzone proposta sul palco dell’Ariston, Simili, è la sigla della terza serie di Braccialetti Rossi. Tripudio dei numerosissimi fan della serie, che si sono chiesti come mai il cast della fiction non sia stato invitato, come l’anno scorso, al Festival. Un po’ di freschezza, in una serata all’insegna del vintage, non avrebbe nuociuto.

Angela De Vito