Rai Uno: a Sanremo la terza serata tra cover, Pooh e qualche rimpianto

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Sanremo 2016
Sanremo 2016

Inizia la terza serata del festival di Sanremo e anche quest’anno l’incantesimo si è avverato, il festival fa c@g@re tutti o almeno così dicono, ma tutti lo vedono. Sarà perché non c’è nulla sulle altre reti, sarà perché ha le caratteristiche dell’evento dove è possibile assistere alle performance di artisti internazionali che altrimenti riusciremmo a vedere solo a “C’è posta per te”, sarà pure perché si ha l’occasione di poter ascoltare quelle che in teoria sono le canzoni migliori del panorama musicale, il Festival anche stavolta ha sbancato l’Auditel! Doppio 50, due volte di seguito 10 milioni e passa, numeri da TV sovietica e ieri serata cover, appuntamento relativamente nuovo che è già diventato un classico. Ma prima bisogna concludere la pratica “nuove proposte”.

LA SFIDA TRA LE NUOVE PROPOSTE

Si parte subito con una sfida in puro Amici di Maria De Filippi: tra i primi due, Miele e Gabbani viene sacrificata subito una canzone originale per premiarne una prelevata di sana pianta dagli anni ’90! Che tristezza dover cominciare obbedendo alle regole fintamente democratiche di un televoto che si consuma in 5 minuti! Può accadere qualunque cosa in quel breve lasso di tempo e con la stessa frettolosità si consuma anche la sfida tra Michael Leonardi vs Mahmoud vinta da quest’ultimo. Archiviata la doverosa pratica delle nuove proposte, categoria completamente svuotata di senso da quando i talent fanno sì che diventino big dei perfetti sconosciuti inizia la serata con un siparietto di natura alquanto criptica. Una sorta di mimo multimediale che esce ed entra da un enorme schermo piazzato sul palco. Deve essere una trovata per sponsorizzare i maxischermi della scenografia perché altro senso non se ne vede. E poi finalmente la terza serata quella delle cover comincia e finalmente arriva lui,  Gabriel Garko, l’uomo la cui somiglianza con Amanda Lear di Stryx, varietà del 1978, è una delle trovate autoriali più coraggiose dell’ultimo decennio. Come? Non è una trovata? Cioè, Garko è proprio così? Meraviglie di un attore che stiamo scoprendo poco a poco in questo festival… come completamente inabile a qualunque cosa: dalla lettura del gobbo con incespico incorporato alle battute che provocano moti irresistibili in una sola persona: Garko stesso. Il festival è anche questo, sparlare della valletta o del valletto come in questo caso è uno sport nazionale al quale è difficile resistere, il contenitore diventa più attraente del contenuto e Conti lo sa.

IL RITMO DEL FESTIVAL DI SANREMO

Tutto si può dire di questo festival tranne che non sia ritmato. Le cose che accadono possono non piacere ma accadono ogni due minuti. Come le gag di Virginia Raffaele che per la terza serata interpreta una Donatella Versace che cade a pezzi. Il festival della canzone è ormai da anni uno spettacolo che supera agilmente i confini della gara canora e la serata delle cover ne è degna testimonianza. I cantanti si prestano a diventare performer di canzoni storiche per il puro gusto di intrattenerci e anche questa esibizione contribuisce a decretare il risultato finale. Tra i saluti di rito ai personaggi della tv seduti nelle prime fila a testimonianza che il Festival è evento televisivo “tout court” il presentatore stringe mani e casualmente incontra anche quelle del suo agente Ferdinando Capecchi, patron della Vegastar, che tratta come un qualunque vecchietto presente in sala. Perché uno dei miracoli più grandi di Sanremo è proprio questo, la mescolanza fra il volgo adorante impernacchiato negli abiti più “scic” che la moda degli outlet possa offrire e i Vip di tutte le possibili fasce: Vip originale, Vip di seconda mano, Vip in disuso ma ancora riconoscibile, Vip in disuso e vagamente ricordato, Vip totalmente dimenticato, aspirante Vip maschio, aspirante Vip femmina, aspirante Vip gaio. Tutti contro tutti insieme a tutti in un tornado di autografi, foto, selfie, baci e abbracci. Anche gli addetti ai lavori della tv diventano per lo spazio di una settimana degli pseudo Vip. Una gigantesca rappresentazione teatrale. Meravigliosa, kitsch, divertente, massacrante. Ma torniamo alla serata.

I POOH

Se abbiamo cantato con Elton John, con Maitre Gims, se abbiamo goduto della bellezza di Nicole Kidman in questa terza giornata ci toccano i Pooh, super ospiti che celebrano una super-reunion: non solo il ritorno di Stefano D’Orazio all’ovile ma addirittura il ritorno del figliuol prodigo Riccardo Fogli per una formazione a 5 che darà il via ad un nuovo tour che durerà un anno. Una maledizione che nemmeno Tutankhamon. Alla fine dell’esibizione dei Pooh apprendiamo tra l’altro che in un non ben precisato ospedale italiano alcuni pazienti sono stati sottoposti ad un’orribile tortura: hanno assistito, forse contro la propria volontà, a tutte le canzoni eseguite. Per 5 pooh che vanno via ecco l’esibizione che vale tutta questa terza serata. Elio e le storie tese che eseguono come “cover” la Sinfonia N.5 di Beethoven in chiave “seventies”, posizionandosi al di sopra, e di molto, di tutte le altre esibizioni, tutte pregevoli a dire il vero.  Niente tempi morti dicevamo finanche per l’incidente tecnico che probabilmente farà parlare di se per i prossimi giorni, ovvero che la prima delle sfide (quella che avevamo descritto proprio all’inizio di questo articolo come sfida al massacro che eliminava la canzone originale) non aveva avuto l’esito a cui tutti abbiamo assistito ma l’esatto opposto: la porzione di voti proveniente dalla sala stampa assegna la vittoria alla divertente “Amen” di Gabbani ed è proprio il caso di dire “e così sia”. Ci spiace per Miele ma avrà occasione di rifarsi della perdita con ospitate riparatorie che, siamo sicuri, arriveranno copiose. Tra un Renato Carosone e  un Lucio Battisti le cover si succedono senza sosta fino al blocco pubblicitario che ci da l’opportunità di fare un veloce zapping . Ci chiediamo chi possa vedere Virus di Nicola Porro, programma che anche senza il festival di Sanremo realizza ascolti da cineforum parrocchiale, scotto che la Rai paga ad una non ben identificata destra che un tempo imperversava sulle varie reti. Per il resto la controprogrammazione consiste in film in replica da Animal House a Superman returns  e solo Canale 5 azzarda una puntata de “Il segreto”. Vedremo quanto la telenovela spagnola che ha il merito di aver salvato Mediaset dal fallimento insieme alla De Filippi abbia reso. Non ci resta che tornare a vedere il festival. Purtroppo incappiamo in Morgan, il cui ego non riesce ad essere contenuto nemmeno nei larghi televisori in 16:9 e la cui afonia deve far riflettere seriamente Marco Castoldi su quale possa essere il futuro di un cantante quando perde irrimediabilmente la voce.

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In questa fase le pubblicità si susseguono più velocemente, segno che i giochi sono ormai fatti. Inizia infatti la seconda parte alle 23.55 ed è il momento di Nicole Orlando, l’atleta down citata anche nel discorso del Presidente della repubblica e qui la discussione si fa seria perché non capisci mai quanto certe operazioni siano limpide o con un secondo fine buonista, anzi, finto buonista. Quando poi la simpatica atleta è anche concorrente di “Ballando con le stelle” il dubbio ti resta attaccato addosso come mosche alla…

SERATA COVER

E se la splendida Madalina Ghenea ci ricorda che a Sanremo le belle fig…liole servono solo a giustificare le scale e gli stilisti che le vestono, la serata cover ha il pregio di offrire inediti spettacoli come Enrico Ruggeri che canta in napoletano come fosse un dialetto macedone. Il confronto con l’originale è l’altra faccia della medaglia, quella che dopo i primi tre secondi in cui apprezzi il doveroso omaggio al pezzo ti trasformi in allenatore della nazionale/direttore d’orchestra/critico musicale e ti diverti a fare a pezzi l’esibizione trovando difetti che nemmeno Luzzato Fegiz quando gli girano troverebbe. Si è fatta una certa, come direbbero a Roma e non si capisce come si riesca tutti gli anni a sforare sempre di una quantità di minuti pari ad un festival a se stante. Altre costanti universali sono i video promozionali della Liguria che sono brutti sin da quando hanno cominciato a realizzarli il che fa presumere che ci sia una apposita commissione che li vuole fatti così. Alle 24.30 una coppia di comici di Colorado a ricordare che Italia1 non ha fatto controprogrammazione e che ci dovremo sdebitare al più presto. Alle 24.40, quando anche la più resistente delle palpebre comincia a calare ci si gioca l’ospite internazionale Hozier, autore della canzone “Take me to church” e qui ci chiediamo se sia frutto dello slittamento della scaletta o se la canzone che tratta di un amore omosessuale con conseguente pestaggio omofobo sia stata messa lì volutamente. E’ quasi l’una e finalmente arriviamo alla conclusione con la premiazione degli “Stadio” che cantano Lucio Dalla, “La sera dei miracoli”, mai nome fu più profetico. Chiudiamo così con, nei nostri cuori, l’immagine di Gabriel Garko e dei suoi capelli che segnano definitivamente il tramonto di una professione: quella del parrucchiere. Perché Sanremo è Sanremo.

foto Paolo Pizzi

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