Rai, Campo Dall’Orto nel mirino di Renzi e Anzalone il suo profeta

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Sede della Rai a Viale Mazzini
Sede della Rai a Viale Mazzini

Michele Anzaldi, parlamentare del Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai, è anche l’uomo che governa la comunicazione di Matteo Renzi. Quindi ogni sua parola viene “dall’alto” e conferma quel clima di tensione che ormai da tempo regola i rapporti fra il segretario del Pd con il DG Rai, Campo Dall’Orto.

E pensare che di Matteo fu la pupilla pensosa a partire dalle prime mitiche Leopolde (a proposito che fine faranno ora queste Kermesse dei suoi fedelissimi dopo l’oceanico consenso delle primarie?). Ora succede che questa volta l’Anzaldi ci va giù duro e all’agenzia Adn Kronos comunica i suoi malumori. Questa volta sull’imbarcata delle 244 collaborazioni, che ha suscitato le perplessità della stessa presidente del cda Monica Maggioni dopo la lettera del ministero e le perplessità dell’Anticorruzione di Cantone.

«Fin quando Brunetta ed io denunciamo il consistente numero di nuovi collaboratori in Rai è un conto, ma quando la denuncia arriva dal numero uno dell’Azienda, la presidente, che ha anche una carriera di lungo corso in Rai e che si dissocia dalle scelte fatte, beh allora la cosa è esplosiva…,  giusto quindi chiedere il parere della Corte dei Conti». Minaccia L’Anzaldi che accende una ulteriore miccetta sotto la poltrona del DG, ma salva quella della Maggioni.

In concreto Anzaldi punta il dito sulle nuove 244 assunzioni del 2016 per incarichi “tecnico scientifici” «che non si capisce cosa voglia dire» soprattutto perché assunti «senza concorso né curriculum rilevanti».  

Addiritura non è chiaro «per cosa siano stati assunti, cosa avrebbero dovuto fare e cosa in realtà hanno davvero fatto. E chissà che magari alla fine non si scopra che non hanno neppure lavorato.» In un’Azienda di informazione, prosegue l’espero Anzaldi «o vieni assunto come giornalista oppure come programmista regista. Il collaboratore tecnico scientifico, invece, cosa fa? È singolare poi che programmi forniti chiavi in mano da produttori esterni usino collaboratori contrattualizzati dalla Rai».

Insomma queste collaborazioni senza regole hanno riaperto «il famoso bacino della Rai cui è obbligatorio attingere prima di selezionarli all’esterno o tramite concorso e così ora lo ha riempito di persone che non corrispondono alle figure storiche che ci sono in Rai. C’è il rischio di essere costretti ad attingere a un bacino che poi per la maggior parte delle redazioni siano inutilizzabili».

Teoricamente l’assunzione di qualche centinaia di collaboratori in altri tempi non avrebbe suscitato scandalo essendo prassi piuttosto ricorrente per l’elefantiaca struttura di mamma Rai, ma oggi i tempi stringono le lezioni politiche si avvicinano e tocca fare in modo che il cavallo di via Mazzini si adegui alle esigenze di un leader che è disposto a mangiare i propri figli (come Minosse) per avere il servizio pubblico appecoronato (come è sempre stato).

Lucignolo