Roma, clamoroso pasticceria Pompi: chiude e apre un ristorante cinese

Il colosso del tiramisu di zona Re di Roma si trasferisce all'Eur. Al suo posto un negozio asiatico, ma è polemica

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Incredibile doccia fredda per il popolo di Roma, in particolare per gli abitanti delle zone Re di Roma-San Giovanni: il negozio di via Albalonga della storica pasticceria Pompi, attivo in quella zona da oltre 50 anni, chiude e lascia il posto a un ristorante cinese. Il motivo ha suscitato innumerevoli polemiche.

COLPA DEI VIGILI – “Prima eravamo tartassati dai vigili che multavano i clienti in doppia fila – ha rivelato il proprietario Roberto Pompi – poi col nuovo new jersey che ha ristretto la carreggiata gli affari sono crollati. Perdo 4.000 euro al giorno. Ho lottato fino all’ultimo prima di licenziare il personale. Cinque mesi fa ci siamo tutti ridotti lo stipendio, togliendoci il super minimo. Ma non è bastato e ad agosto sono stato costretto a mandare via 4 persone, a settembre altre 3. È stato un grande dolore, prima di allora avevamo sempre assunto”. Pompi è in trattativa con tre imprenditori, uno russo e due cinesi, con quest’ultimi che sembrano in vantaggio per rivelare un’icona della pasticceria e un frequentato luogo di ritrovo della capitale. L’impero Pompi però non finirà: oltre ad avere altri due negozi ad Albano Laziale e Ponte Milvio, il locale di Re di Roma infatti si trasferirsi all’Eur.

LA POLEMICA – A destare scalpore è stato un cartello sfoggiato al pubblico dal rifornitore di gelato e tiramisu più famoso di Roma, che recita: “Grazie alla lungimiranza del municipio, residenti e cittadini avranno tranquillità e più tempo per imparare il cinese”. In risposta a questo è arrivata una lettera aperta di un cittadino cinese, offeso da tanto sarcasmo: “sono rimasto scioccato da quelle parole piene di insofferenza razziale nei confronti di una comunità, la cui unica colpa è quella di aver avuto successo nell’imprenditoria in Italia. Mi sento schiaffeggiato sia come cliente che come cittadino, nessuno deve offendere gratuitamente un altro gruppo etnico esponendo simili cartelli”.

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