Roma, tentato omicidio davanti a noto locale: vittima e aggressore in manette (VIDEO)

Clima di assoluta reticenza da parte delle persone coinvolte

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Aveva subito un agguato proprio davanti al locale di famiglia del suo aggressore, il noto ristorante “Pesce Fritto e baccalà” di San Lorenzo, in via dei Falisci 8. Lesione dell’arteria femorale, trasporto immediato al Policlinico Umberto I e intervento chirurgico. Fatti che risalgono al 3 dicembre 2014. Oggi G.R., vittima di quell’attentato a colpi di arma da fuoco, è però finito in manette esattamente come il suo aggressore, A.R.. A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono stati gli agenti della sezione omicidi della squadra mobile di Roma e del commissariato San Lorenzo. E se per l’aggressore, un romano pregiudicato per reati contro il patrimonio e stupefacenti, le accuse sono di tentato omicidio e detenzione illegale di arma da fuoco, per la vittima, un pluripregiudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione ed altro, già sottoposto al regime della sorveglianza speciale, il reato contestato e quello di detenzione illegale di arma da fuoco.

LE INDAGINI – Le indagini, spiega la polizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di A.R. come autore del tentato omicidio di G.R., il quale, probabilmente temendo per la propria incolumità, si era recato sul posto con un’arma del tipo in dotazione alle forze dell’ordine. A determinare lo scontro tra i due sarebbero stati rapporti conflittuali probabilmente riconducibili all’attività di spaccio di stupefacenti. Del resto, il fatto che G.R. Girasse armato pur sapendo di essere soggetto a controlli di polizia fa pensare che temesse per la propria incolumità e che il giorno del suo ferimento avesse pianificato un incontro con persone che riteneva potessero aggredirlo. Le indagini si sono svolte in un clima di assoluta reticenza: i congiunti del ferito, nel corso delle loro dichiarazioni, non hanno fornito alcun elemento utile, rendendosi, come precisato dalla polizia, “omertosi e restii”. Lo stesso comportamento è stato adottato dalla vittima che non ha aiutato in alcun modo a individuare l’aggressore, forse per impedire alle forze dell’ordine di arrivare anche al movente. Il giorno del suo ferimento, G.R. aveva riferito alla polizia di essere stato ferito da alcuni colpi d’arma da fuoco partiti dalle armi di più persone, che lo avevano rapinato del portafogli, dell’orologio e del cellulare, per poi fuggire a bordo di due motoveicoli. Una ricostruzione che agli investigatori è apparsa fin da subito priva di fondamento: G.R. ha infatti “uno spessore criminale degno di nota in quanto legato a cosche mafiose e affiliato al clan Belfiore”. Inoltre, già in passato era stato indagato in quanto sospettato di numerosi omicidi e condannato per la commissione di alcuni di essi.

ARRESTI E PERQUISIZIONI – Dopo gli arresti, le diverse perquisizioni domiciliari effettuate nei confronti di persone riconducibili ai due, hanno consentito di arrestatre A.D.S. e il convivente A.M. per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di arma da fuoco mentre M.R. e A.R., pregiudicato per rissa e false attestazioni a pubblico ufficiale, entrambi fratelli di A.R., per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

 

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