‘Ndrangheta, scacco al clan Grande Aracri: 16 arresti tra Roma e Crotone

Duro colpo dei carabinieri a uno dei gruppi malavitosi più aggressivi sul territorio

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Foto archivio (Fonte Dire)

È un durissimo colpo quello inferto questa notte dai carabinieri del comando provinciale di Crotone alla famiglia ‘ndranghetista Grande Aracri, attiva in provincia e con ramificazioni nel Nord Italia. Durante il blitz, effettuato da un centinaio di militari che hanno setacciato l’intera fascia dell’Alto Ionio calabrese, sono state catturate sedici persone, tra capi e gregari della cosca. Gli arresti sono stati ordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, per i reati di associazione mafiosa, estorsione, usura e omicidio. L’indagine dei carabinieri ha consentito di far luce sulle attività intimidatorie e predatorie del clan, compreso l’omicidio di un vecchio boss del crotonese esponente di spicco della vecchia guardia ‘ndranghetista.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE – Nella nottata del 4 gennaio, a Cutro, Catanzaro e Roma, oltre cento carabinieri dei comandi di Crotone e Catanzaro, affiancati in fase esecutiva dagli organi operativi territorialmente competenti, hanno eseguito una serie di misure cautelari adottate dal Gip del Tribunale di Catanzaro con apposita ordinanza, su richiesta della direzione distrettuale antimafia del capoluogo e nell’ambito del procedimento penale n. 5946/10 DDA. I provvedimenti hanno colpito sedici soggetti appartenenti a una struttura di ‘ndrangheta di amplissima estensione territoriale, che aveva esteso la propria influenza sulle province di Crotone, Cosenza (basso Ionio cosentino), Catanzaro, Vibo Valentia (alto tirrenico), contando anche su propaggini a Roma, in Emilia Romagna e in Lombardia. La cittadina di Cutro era l’epicentro dell’attività del gruppo malavitoso, caratterizzato da una rigida impostazione piramidale e verticistica capeggiata da Nicolino Grande Aracri (classe 1959, attualmente detenuto e sottoposto al regime carcerario speciale del ’41 bis’), considerato il boss della stessa Cutro e vertice della coincidente – ma meno estesa – struttura denominata Locale di Cutro. Le indagini sfociate negli arresti odierni rappresentano un ulteriore approfondimento di quelle che già il 28 gennaio 2015 diedero vita a 36 fermi, e hanno permesso di attribuire agli affiliati la responsabilità, a vario titolo, di una serie di reati quali: associazione di tipo mafioso (sia in termini di appartenenza organica che di concorso esterno); omicidio; ricettazione; estorsioni; usura; rapina; violazioni in materia di armi.

I CAPI DI ACCUSA – L’attuazione dell’ordinanza ha interessato i territori della provincia di Crotone (comuni di Cutro e Isola di Capo Rizzuto), il litorale Catanzarese e la città di Roma. Tra le condotte contestate agli indagati: numerose estorsioni tese a imporre subappalti nella fase di realizzazione e gestione di un parco eolico; sistematiche estorsioni ai danni dei villaggi turistici del litorale ionico, a cui venivano anche imposti servizi e prestazioni da parte di ditte vicine al sodalizio criminoso; la partecipazione all’omicidio di Antonio Dragone, capo di una compagine avversa, commesso in quella località il 10 maggio 2004; il concorso esterno all’associazione, attraverso il tentativo di condizionare le decisioni delle Suprema Corte di Cassazione in merito ad un procedimento penale, anche mediante delle dazioni di danaro. A partire dal 2010, i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Crotone e gli omologhi del Comando Provinciale di Catanzaro, hanno scandagliato minuziosamente attività ed eventi delittuosi commessi a partire proprio dal 2004 e perpetrati sino a tempi recenti. Un lavoro lungo e assai complesso, fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali, raccolta di testimonianze e riscontri sul campo, ha permesso agli investigatori e all’Autorità Giudiziaria inquirente di ricostruire un quadro analitico di ruoli e responsabilità di quello che è, a tutti gli effetti, uno dei gruppi malavitosi più aggressivi sul territorio.

 

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