Pedopornografia, nei guai cittadino di Aprilia per aver adescato minorenni

Secondo il magistrato e gli inquirenti, l’indagato avrebbe messo a segno diverse atti con il fine di adescare ragazzini su internet

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Un cittadino di Aprilia è indagato di pedopornografia, per aver adescato minori sul social-network Facebook.
Il Sostituto Procuratore di Roma Eugenio Albamonte, che da anni coordina un pool ad hoc, sta indagando contro gli abusi sessuali sui minori, con l’ausilio della Polizia Postale ed è giunto nella città, sulle tracce dell’apriliano.

L’INDAGINE – Secondo il magistrato e gli inquirenti, l’indagato avrebbe messo a segno diverse atti con il fine di adescare ragazzini su internet, così hanno proceduto con una perquisizione domiciliare e posto sotto sequestro il computer, che verrà vagliato dalla Polizia Postale, al fine di risalire agli strumenti e modalità di adescamento, nonché le sue eventuali vittime.
I bersagli sono giovanissimi: hanno quasi sempre meno di 15 anni, frequentano ancora le scuole medie, il più delle volte sono di sesso femminile. L’approccio scatta su Facebook e Ask, attraverso i quali decine di uomini possono creare falsi profili e spacciarsi per minorenni. E, soprattutto, possono scorgere le fotografie pubblicate da ragazzini e ragazzine che spesso ammiccano ingenuamente di fronte alla webcam del computer, pensando di giocare a fare i grandi. Il primo approccio è con una richiesta di amicizia, corredata da un complimento carino: «Sei stupenda, abbiamo la stessa età, conosciamoci!».

LA TRAPPOLA – L’adolescente si sente adulata e lusingata, e spesso risponde al messaggio che in realtà è una trappola. La ragazzina si sente speciale, sicura e protetta e si diverte. E dopo qualche messaggio in più tracciato dalla tastiera del pc, nasce una infatuazione che però, per l’adolescente, diventa importante. Allora il “suo amico” le propone di fare qualcosa in più davanti all’occhiolino della webcam, e questa sembra una cosa normale. E si cominciano ad inviare foto ion atteggiamenti provocatori sessualmente, su sollecitazione sempre più incalzante. Poi, però, se il minore si rifiuta, ha inizio il ricatto: «Se non mi mandi immagini più spinte, racconto tutto ai tuoi genitori, metto i tuoi filmati su Youtube».
Un copione ormai, tragicamente, sempre più diffuso!

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