Spacciava cocaina, hashish e marijuana anche se ai domiciliari

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I Carabinieri della Compagnia di Velletri hanno dato esecuzione all’arresto nei confronti dei tre soggetti ritenuti responsabili di detenzione e cessioni illecite di sostanze stupefacenti, per fatti accaduti nei comuni di Velletri e Lariano, nel periodo aprile-luglio 2016.

Contestualmente sono state eseguite 7 perquisizioni domiciliari presso le abitazioni di altri soggetti coinvolti a vario titolo nella vicenda. L’attività investigativa, condotta da personale del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Velletri, è il risultato della costante azione di controllo del territorio dei militari dell’Arma, finalizzata al contrastato dell’uso e della commercializzazione di sostanze stupefacenti.

In particolare nel mese di novembre 2015, a seguito di molteplici servizi di osservazione e pedinamento, il personale dell’Aliquota Operativa hanno arrestato in flagranza di reato per detenzione ai fini spaccio di cocaina, marijuana e hashish alcuni soggetti di Velletri, tra cui un 29enne già noto alle Forze dell’Ordine. Le conseguenziali investigazioni hanno consentito di acclarare come quest’ultimo, benché sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari (scaturita dal giudizio di convalida dell’arresto in flagranza), continuasse a mantenere regolari e costanti contatti con i propri clienti, cedendo regolarmente sostanza stupefacente di diverso tipo, soprattutto cocaina. I servizi di pattuglia – supportati dall’attività d’intercettazione – hanno permesso di ricostruire il modus operandi dell’uomo, il quale con la collaborazione di altri due persone (anch’esse tratte in arresto stamane) riceveva lo stupefacente presso la propria abitazione ove confezionava le dosi, palesando – come indicato dal G.I.P. del Tribunale di Velletri – “…manifesta indifferenza alla misura degli arresti domiciliari”.

Lo scambio dello stupefacente avveniva tramite la finestra della propria casa, ovvero mediante l’utilizzo della cassetta per la corrispondenza. Le conversazioni intercettate hanno fatto emergere anche un rilevante profilo criminale, caratterizzato da scaltrezza nell’utilizzo dei telefoni cellulari e nelle modalità di svolgimento delle conversazioni, effettuate con un linguaggio codificato (le dosi venivano identificate con il termine “birre”) e ricorrendo anche a minacce di morte nel caso di ritardo nei pagamenti dello stupefacente ceduto.

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