Mafia a Roma, in casa di Carminati quadri di Andy Warhol

L'indagine dei Ros: «un indagato aveva nel suo appartamento 570mila euro in contanti»

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«A casa di un indagato sono stati trovati 25 quadri di grande valore riconducibili a Carminati e altri 20 sono stati trovati nella casa dello stesso Carminati, tra cui alcuni di Andy Warhol. Potrebbero trattarsi di un ulteriore affare del sodalizio, non possiamo escludere un traffico di opere d’arte».

L’INDAGINE DEI ROS – Così il comandante del Ros, Mario Parente, nel corso di una conferenza stampa sull’operazione “Mondo di mezzo’”. Parente ha anche aggiunto che «a casa di un indagato sono stati trovati 570mila euro in contanti». “Mondo di mezzo” è appunto il nome dell’operazione condotta su ordine della Procura della Repubblica dai Ros dei Carabinieri con il supporto delle Fiamme Gialle e che ha portato all’arresto di 37 persone, oltre 100 indagati e il sequestro preventivo di 205 milioni di euro iniziali. Un’indagine che ha preso l’avvio due anni fa con l’arrivo in procura di Pignatone coadiuvato dai procuratori Prestipino, Ielo, Cascini, Tescaroli. “Mondo di mezzo” era quello che lui, il ‘cecato’ Roberto Carminati aveva individuato fra il mondo basso e quello alto, un’area grigia dove mediare fra gli interessi malavitosi e quelli amministrativi, economici ed imprenditoriali, vasta prateria di profitti infiniti.

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NUOVA MAFIA TUTTA ROMANA – Una nuova Mafia, tutta romana che non aveva bisogno di controllare il territorio con eclatanti operazioni militari con tanto di omicidi, ferimenti e sequestri, ma che spesso e volentieri ricorreva all’intimidazione laddove l’imprenditore non si adeguasse al business che la cupola di Carminati di volta in volta imbastiva. “Devi adeguarti – dice il Carminati intercettato ad un imprenditore – perché sulla strada hai sempre bisogno di noi”. Ma chi erano questi noi? Al vertice della cupola ovviamente il ‘Cecato’ non solo per la sua esperienza criminale nei Nar e nella banda della Magliana e forse anche per i suoi antichi rapporti con i Servizi, ma anche per la sua conoscenza di Roma, dei sui meccanismi amministravi e per la sua prossimità a quel mondo dei ‘neri’ che con Alemanno era penetrato ormai in tutti i gangli più importanti dell’amministrazione capitolina. Riccardo Brugia, anche lui arrestato era il braccio operativo della organizzazione criminale, ‘il mondo basso’.

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BRACCIO INPRENDITORIALE – Il braccio imprenditoriale era invece Salvatore Buzzi, a capo delle cooperative rosse fra le quali la Eriches, che proprio dal carcere, mentre scontava una condanna per omicidio negli anni 80, ebbe l’idea di creare cooperative di detenuti impegnate nel sociale. Quel Buzzi che non riuscendo da giorni ad incontrare il segretario di Alemanno appena eletto, Antonio Lucarelli lo fece scendere precipitosamente dopo una persuasiva telefonata del cecato.

C’HANNO PAURA DE LUI – “C’hanno paura de lui ” esclama quasi compiaciuto il Buzzi nel corso di una telefonata intercettata. Un sistema mafioso che non assolda picciotti e pistoleri, ma coagula interessi, un sistema che fa guadagnare tutti, imprenditori, funzionari, impiegatucci, un sistema diffuso e articolato. Ma non disdegna di trattare da pari a pari con Mafia, ‘Ndrangheta e camorra ben presenti nella Capitale. Un sistema che non ha colore politico perché quando subentra Marino ad Alemanno il compito di Buzzi, il comunista, è quello di “vendere il prodotto – gli ordina Carminati – vendendosi come le puttane. Anzi, mettiti la minigonna”. Invito accolto da Buzzi il rosso per il quale “la politica è una cosa mentre gli affari sono affari”. Così il ‘Mondo di mezzo’ estende i suoi tentacoli sull’economia, la politica, e gli affari con la corruzione e quando serve con l’intimidazione. Comincia la scalata all’Ama di Panzironi e del direttore Fiascon facendo nominare dirigenti e capi struttura che assegnano milioni di appalti alle imprese ‘protette’ dal Carminati.

APPALTI ALLE IMPRESE PROTETTE – Dall’appalto per la raccolta differenziata del 2011, ai 5 milioni di lavori sino alla raccolta delle foglie. Una piovra de’ noantri ma ramificata e pericolosa. Una organizzazione che riesce persino a mettere un suo uomo  nella Commissione trasparenza (sic) del consiglio comunale.  Ma il discorso di Pignatone in conferenza stampa lascia intuire che siamo solo agli inizi, alla punta emergente di un iceberg correttivo di affari conditi da accordi, blandizie e minacce. Soprattutto corruzione a piene mani che va dai 15.000 euro mensili a cifre di 6 zeri come i 570 mila euro trovati in casa di un ‘povero’ impiegato comunale. Aveva ragione il Carminati quando affermava “non c’è più tempo per  recuperare crediti da 2 lire”. Giusto, perché i milioni stanno altrove, là  sotto l’ala protettiva di una amministrazione allora amica. Una indagine lunga e difficile perché l’esperienza malavitosa degli inquisiti li fa sfuggire ai pedinamenti, li porta continuamente a bonificare gli ambienti dalla presenza dei più sofisticati sistemi di intercettazione, usa con parsimonia i telefoni. Loro hanno una lunga esperienza criminosa, eppure questa volta vincono le indagini tecniche dei Carabinieri.

L’INDAGINE SI VA ALLARGANDO – Pignatone non vuole parlare degli indagati perché l’indagine si va allargando. Il ‘sistema’ decapitato non è ancora morto, vanno ancora scoperte le infinite connivenze di imprenditori, politici, funzionari e impiegati. Addirittura di uomini delle forze dell’ordine che forse hanno offerto coperture. Non sarà solo il sistema delle cooperative sociali che attingono a risorse fresche e liquide del Ministero dell’interno per l’assistenza a rom e migranti, a pagare il prezzo più alto. Perché di marcio a Roma ce n’è tanto, come questa testata ha spesso documentato, dai Punti Verdi qualità all’emergenza abitativa. E colorare di di rosso o di nero questo sistema secondo le convenienze di una politica ormai alla frutta è un grave errore. Meglio essere daltonici perché il marcio è marcio, punto e basta.

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