Comune di Roma: Ignazio Marino, l’inciucio del rimpasto e i poteri forti

Il rimpasto di giunta si limiterà a due o tre figure. Il sindaco si arrocca e tira in ballo i poteri forti

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Non avevamo dubbi, Ignazio Marino non solo resta al suo posto come abbiamo sempre pensato convinti che ci resterà sino alla fine del mandato salvo cataclismi politici nazionali, ma affoga nel nulla e nel “bla bla bla” le velleità del suo partito, il Pd. In mancanza di alternative credibili, questo lo sosterrà sino alla fine. Salvo un osso da gettare in pasto ad una pubblica opinione critica sull’operato del primo cittadino, costituito da un aggiustamento di Giunta. Una sorta di cura palliativa dopo che sono già state sostitute Daniela Morgante al bilancio con Silvia Scozzese e successivamente Flavia Barca con Giovanna Marinelli alla cultura. La poltrona di Rita Cutini al sociale, imposta dalla Comunità di sant’Egidio che a suo tempo aveva letteralmente ‘sfondato’ Alemanno sulla questione dei rom, pencola da mesi, mentre l’assessore Pancalli allo sport non vede l’ora di andarsene.

CHI RESTA IN SOSPESO – Resta in sospeso l’assessorato ai lavori pubblici retto dal Pd Paolo Masini che potrebbe vedersi ridimensionate le deleghe, se non la sostituzione con un ‘fidato’ dirigente interno alla amministrazione sostenuto da qualche fazione del Pd. Il vice sindaco Luigi Nieri non si tocca perché altrimenti Sel si incazza di brutto. Quello alla mobilità Guido Improta è ben visto del capogruppo dei senatori del Pd Luigi Zanda e dai vertici governativi, perché sarebbe l’unico della squadra che se ne intende. Qualcuno vedrebbe in bilico (ma forse è solo una speranza) Estella Marino assessore all’ambiente e qualcun altro del Pd vorrebbe la pelle di Alessandra Cattoi alla scuola. Che significa sbattere i denti contro il muro di Marino che non può certo mollare la sua fidatissima consigliera sempre pronta a ricucire le trame che Ignazio lacera.

LO STAFF DEL SINDACO – Anche il suo staff di pagatissimi consiliores non si tocca eccetto forse il suo capo di gabinetto Fucito che, anziché ritornarsene al Senato, verrebbe dirottato alla Città metropolitana alla quale il sindaco affida le sue future e progressive sorti, mentre tremano all’idea molti sindaci della provincia. A questo punto Marino può sempre dire: «Ma più di questo che volete? Sappiate che in fatto di sostituzioni di giunta in quasi un anno e mezzo ho battuto anche Alemanno. Infatti due ne ho già cambiati, altri due ne cambio e fanno quattro, me ne resta uno e mezzo e vedremo» Eh si, perché il coordinatore della maggioranza Panecaldo e quel furbone di D’Ausilio (proprio l’ex capogruppo del sondaggio killer) improvvisamente tornato a calcare le scene, ieri chiedevano a gran voce il cambio del 50% degli assessori. Escluso il mezzo assessore, sul piatto ne resterebbero solo 3 da cambiare, di cui 2 in bilico da tempo. Alchimie poltronifiche da era democristiana che non spostano di una virgola gli orientamenti (sempre che ne abbia) di questa Amministrazione e interessano solo i giornaloni romani oltre ai pochi cultori della materia.

MARINO NON MOLLERA’ – Il sindaco non molla nè mollerà, perché tiene in ostaggio una maggioranza inadeguata che spera in un”cambio di passo” che la salvi dalla definitiva dissoluzione quando si arriverà ad una più o meno prossima tornata elettorale. Arroccata nella difesa di se stessa allora invoca l’intervento del vice segretario del Pd Guerrini (che è come dire di Renzi) ed una volta lanciato il sasso ritira la mano. Il sindaco invece si arrocca e ritira fuori la solita balla dei ‘poteri forti’ che tramano alle sue spalle. Ma de che? Caltagirone recentemente e pubblicamente ha tessuto le lodi di Ignazio certo che prima o poi Acea accorperà tutte le sue società delle acque sparse in Italia per quotarle in borsa e soddisfazione di tutti (Comune compreso) per i probabili lauti profitti. Pallotta con il sindaco è culo e camicia sul progetto dello Stadio della Roma. Gli altri grandi costruttori fanno i fatti loro mentre quelli più piccoli agonizzano e e ormai in Marino disperano. Fra i poteri forti non restano che la Massoneria che pure qualche omino nei gangli della Amministrazione dovrebbe avercelo, le multinazionali (Fiat inclusa) che Ignazio non se lo filano nemmeno se parla perfettamente l’americano. Non restano allora che Putin, i cinesi e la Cia, i serivzi israeliani tanto per fare degli esempi. Ma Ignazio, scendi dalla pianta, facci il piacere…

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