Comune di Roma, troppe delibere bocciate: dubbi sull’avvocatura

Quinta sanzione del Tar a un provvedimento del Campidoglio: gli uffici legali dovrebbero controllare i testi prima della loro approvazione

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Il TAR ieri ha bocciato per la quinta volta una delibera del Campidoglio: dopo Ztl, strisce blu, Ncc e asili nido, arriva l’annullamento della delibera con la quale il Comune intendeva pedonalizzare la piazza del Foro Traiano (vedi link),

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una delle misure più importanti per la definitiva chiusura alle auto di via dei Fori Imperiali. E siccome alla quinta volta ‘lo schiaffo del soldato’ fa male, ecco insorgere il vicesindaco Luigi Nieri il quale pur ammettendo che le sentenze (anche quelle del TAR) non si commentano afferma che «il governo della città spetta al Campidoglio» ma «se ci sono dei difetti dal punto di vista tecnico o amministrativo nelle delibere le rifaremo». E ci mancherebbe. Perché a meno che il tribunale amministrativo ce l’abbia con Ignazio Marino, i difetti di carattere “tecnico o amministrativo nelle delibere” debbono pur esserci. Visto poi che è meglio prevenire che combattere (anche perché le difese ed i ricorsi costano un occhio al contribuente) sarebbe il caso di capire come il Comune si tutela da questi ‘inconvenienti’ che spesso corrispondono a interessi particolaristici e non sempre lodevoli.

COME FUNZIONA L’ITER – A quanto ci risulta, ogni atto amministrativo viene sottoscritto dal segretario generale del Comune Liborio Iudicello il quale, almeno sui più importanti, chiede il parere della Avvocatura Generale del Comune. Qui secondo una inchiesta del Tempo dello scorso anno corrono stipendi sui 300 mila euro l’anno «grazie a ricche indennità per procedimenti conclusi con patteggiamenti, transazioni, vizi di forma e prescrizioni». Nell’avvocatura capitolina ci sono 23  capi area, ciascuno dei quali guida un ufficio con decine di avvocati. Senza gli onorari, il loro compenso sarebbe di circa 100mila euro l’anno. «Per mezzo di un regio decreto del 1933 – sempre secondo il quotidiano romano –  questo stipendio va aumentato dei compensi professionali dovuti a seguito di sentenza favorevole all’ente». Insomma, uno staff che dovrebbe far tremare le vene dei polsi a qualsiasi corte giudicante, in grado di vincere i ricorsi in prima istanza, senza dover ogni volta fare ricorso al Consiglio di Stato con costi aggiuntivi non indifferenti.

IL CAPO DEGLI AVVOCATI – A capo della avvocatura c’è Rodolfo Murra, salito al vertice dell’avvocatura appena eletto il sindaco Ignazio Marino, con uno stipendio da  270mila euro l’anno. Gli avvocati del Comune – secondo un’altra inchiesta del Corriere della sera del gennaio di quest’anno – «godono di automatici ed illegittimi (secondo il ministero dell’Economia) benefits ogni volta che, svolgendo il lavoro per il quale vengono pagati, riportano una vittoria in una causa nella quale il Comune è parte.»  E se perdono? Niente, lo stipendio base corre comunque anche se il loro parere preventivo non ha consentito al Campidoglio di evitare la condanna. Siamo certi che qualche causa viene pur vinta, ma quando si tratta di delibere decisive per la politica di bilancio o per le strategie urbanistiche e di mobilità che stanno tanto a cuore a Ignazio, l’avvocatura ed il segretario generale dovrebbero, in qualche modo, prevedere tutte le possibilità e gli inghippi sui quali le delibere potrebbero venir cassate. Meglio prevenire che combattere, appunto, con buona pace di Nieri cui nessuno contesta il governo della Capitale, semmai una certa incompetenza amministrativa.

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