Il cartellone a San Pietro e la clamorosa gaffe dei 5stelle

Le senatrici Montevecchi e Taverna se la prendono con Marino ma sbagliano bersaglio

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Motore, azione, ciak! «Siamo sul ponte di Castel Sant’Angelo e quello che vedete alle mie spalle è uno degli scorci più belli che può regalarci Roma. È la classica immagine che i turisti si portano via come una cartolina, il ricordo che vogliono di questa città. Però, da un paio di giorni…». Inizia così, con un incipit tra i più romantici e una musica melodiosa in sottofondo, il severo video-appello di due senatrici del Movimento 5 Stelle. Parliamo di Michela Montevecchi e Paola Taverna, note paladine della lotta contro le ingiustizie, vere o presunte che siano. Oggetto della denuncia di oggi, un mega cartellone Fiat che da due giorni fa capolino nella “cartolina” di cui sopra che va da Ponte Sant’Angelo fino a Ponte Umberto I.

LA DENUNCIA DEI 5 STELLE – I bersagli designati delle due Robespierre de’ noantri? Presto detto: «un’amministrazione vergognosa», quella di Ignazio Marino, e «una soprintendenza che, evidentemente, non controlla come dovrebbe fare». L’accusa, che si fa condanna senza appello, è chiara: grazie a loro «ci troviamo con questa deturpazione di uno dei più bei monumenti di Roma e d’Italia». «Il Movimento 5 Stelle – spiegano sorridenti in camera – presenterà un’interrogazione affinché l’amministrazione romana e la soprintendenza si assumano le proprie responsabilità e per poter riconsegnare a questo paese veramente uno dei paesaggi più belli che sappiamo regalare al mondo». “Il sindaco Marino e il Ministro Franceschini – scrivono quindi nella didascalia al video – ne risponderanno ai cittadini!”.

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LA REPLICA DEL CAMPIDOGLIO – La risposta del Campidoglio arriva con una breve nota: “In merito alla polemica sul grande cartellone pubblicitario esposto all’inizio di via della Conciliazione – si legge –, il Campidoglio precisa che la sua installazione è stata disposta dallo Stato Città del Vaticano, in regime di extraterritorialità, poiché l’edificio appartiene al Vaticano. Il regolamento sulla pubblicità adottato da Roma Capitale (che avrebbe previsto un formato più ridotto) non è dunque applicabile. Infine, eventuali rapporti istituzionali, finalizzati a valutare l’impatto della cartellonistica in queste fattispecie, possono essere tenuti soltanto dagli organi di governo, poiché si tratta di rapporti tra Stati, in questo caso regolati dai Patti Lateranensi”.

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IL SEQUEL – Chiarito l’equivoco, cresce l’attesa di un possibile sequel cinematografico che veda la furia delle nostre erinni abbattersi, questa volta, su Papa Francesco. Noi, nel dubbio, andiamo a comprare i pop con.

 

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