Comune di Roma, Causi “si sacrifica” per salvare la giunta Marino

Passa il provvedimento del IX municipio con una risoluzione approvata all’unanimità

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Arriva, non arriva, si, forse. Ma sì che arriva. Al posto del vicesindaco Nieri arriva fra rulli di tamburi ecco l’ex assessore al bilancio di Veltroni, Marco Causi. Lui l’aveva già detto la scorsa settimana che se Ignazio l’avesse chiamato si sarebbe sentito “onorato”, dando un taglio all’ammuina dei “non so, chissà e vedrò” confermando così le indiscrezioni pilotate da Orfini sui giornaloni romani. La dice lunga il fatto che Causi non sarà il nuovo presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, perché al posto di Daniele Capezzone ci andrà il deputato di Ap Maurizio Bernardo. Certo, lui ci teneva davvero tanto a questo incarico così prestigioso per tre anni (almeno secondo le intenzioni elettorali di Renzi).

MARINO E IL PROFESSORE – Chi glielo faceva di impelagarsi nelle vicende romane, magari con il ruolo di fidato consigliere del riottoso Marino. Ma attenzione, che Marco torni e combatta insieme a loro è quasi certo, ma non è detto che vada davvero a fare il vicesindaco, ruolo che nelle raffinate menti che stanno pilotando il rimpasto di Giunta, potrebbe essere un altro lui o lei.

LE SCELTE DI ORFINI – Soprattutto se risultassero fondate le voci sparse artatamente tempo fa di una uscita dal campo dell’attuale assessore al bilancio Silvia Scozzese che potrebbe lasciare la poltrona proprio allo stesso Causi. Resta il fatto che il giovane e manovriero commissario Orfini, che già pensa a come far fuori subito Crocetta in Sicilia, per Roma vuole una sorta di salvataggio del sindaco, magari affiancato da “giovani della vecchia guardia” come Causi che ovviamente per spirito di servizio si presterebbe pazientemente alla difficile impresa. Si tratta ora di vedere se, in deroga alla prassi interna del Pd, Causi (qualunque sia il suo ruolo) manterrà anche il seggio in parlamento, possibilità che lo stesso Commissario romano e  presidente del Pd nazionale, non aveva escluso.

IMPROTA DA SOSTITUIRE – Nella giga degli intrighi mancherebbe solo l’invito esplicito di Ignazio Marino che non dovrebbe venire prima della decisione del ministro Alfano sulla relazione del prefetto Gabrielli, ovviamente  per “rispetto istituzionale” (Orfini dixit). Resta da sostituire l’assessore ai trasporti Guido Improta il cui peso era ben superiore ai limiti operativi del suo assessorato, ma forse un buon pacchetto di mischia potrebbe trattenere l’intemperante sindaco, che comunque salverebbe la faccia, da altre estemporanee improvvisazioni. Insomma, tutto prelude al buon esito di una manovra di squisita finezza dalemiana che il commissario Orfini ha ordito per far sopravvivere Marino almeno sino al 2018. Anche perché Renzi ha capito benissimo che se si andasse ad anticipare il voto nella Capitale, si consegnerebbe il comune ai grillini o peggio, ad Alfio Marchini che sta tentando di imbastire da tempo qualche “strana alleanza”.

ARRIVA IL GIUBILEO – E poi c’è il Giubileo, 33 milioni di pellegrini e tanta grana che circolerà per risollevare l’economia de noantri in asfissia. Non a caso, in assenza  di un piano strategico per l’evento, è l’assessore ai lavori pubblici Pucci (che di Giubilei ne ha già fatto uno con Rutelli nel 2000) che si agita in previsione di tutte le “micro-opere” che si debbono realizzare, quantomeno per non far sprofondare i pii visitatori in qualche buca. Certo, siamo un pò in ritardo e il clero scalpita, ma con il prefetto Gabrielli, di fatto commissario dell’evento, la si può anche svangare evitando una figuraccia di dimensioni globali. L’ironia della sorte vuole che Ignazio Marino, sottrattosi al mortifero abbraccio del Pd grazie a ‘mafia capitale’, oggi incorra nella tutela di quello stesso partito. Certo, non quello romano ormai trapassato ed estintosi nella faida fra correnti e troppo sensibile alle lusinghe di Buzzi, ma un Pd oggi renziano doc con diverse sfumature di rosa pallido. Quanto ai vendoliani, si accontenteranno di un assessorato di peso perché l’appoggio esterno a Ignazio non rende e con un duro come Orfini “tertium non datur”: o dentro o fuori.

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