Città metropolitana, consiglieri nel limbo dopo l’addio di Marino

La nuova legge sugli enti di area vasta al primo vero banco di prova

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L’avvio finora poco brillante delle città metropolitane si arricchisce, almeno nella nostra provincia, di un nuovo interrogativo: i consiglieri metropolitani di Roma capitale sono decaduti o no? Se lo stanno chiedendo in molti dopo l’addio dal Campidoglio di Ignazio Marino. La legge infatti ha fatto decadere automaticamente Ignazio Marino dalla carica di sindaco metropolitano, ma sul destino dell’organo assembleare di Palazzo Valentini la nebbia resta fitta. Se ne devono andare solo i consiglieri eletti a Roma? Il consiglio decade per intero o resteranno tutti al loro posto fino a nuove elezioni?

La voce circolata nei giorni scorsi della decadenza dei consiglieri comunali di Roma capitale eletti anche nel consiglio metropolitano non sarebbe affatto confermata dalla legge in vigore, che in alcuni passaggi resta vaga e non ha alle spalle consuetudini né giurisprudenza (essendo stata approvata nel 2014 e al suo primo vero banco di prova). I più interessati alla vicenda sono ovviamente i consiglieri delegati di Roma: Gianni Paris delegato alla Pianificazione strategica e territoriale e Bilancio, Gemma Azuni, assessore al Sociale, Immigrazione, Pari Opportunità, Trasparenza e Anticorruzione, Svetlana Celli responsabile della Mobilità e Viabilità, Politiche giovanili e strutture sportive) e Marco Palumbo allo Sviluppo economico e Attività produttive, Protezione Civile e difesa del suolo. Per tutti loro (alle prese con compiti a volte anche gravosi come la gestione di strade e scuole) il rischio paventato nei giorni scorsi è quello della surroga, ovvero la sostituzione.

Ma a una attenta analisi del problema sarebbe proprio la surroga l’unico elemento escluso da questa vicenda, mentre la lettura della legge nazionale (insieme allo statuto della città metropolitana) obbligano a riflettere su quale percorso seguire da qui fino alle prossime elezioni. Secondo lo Statuto metropolitano infatti “il consiglio cessa anticipatamente in caso di rinnovo della Assemblea capitolina di Roma capitale”, per cui l’organo andrebbe sciolto per intero. Ma la legge nazionale dice anche che “nelle ipotesi di scioglimento” bisogna aspettare la proclamazione del nuovo sindaco metropolitano per rinnovare, tramite elezioni, il nuovo consiglio “entro sessanta giorni” in coincidenza “con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge”.

Ecco dunque che di fronte al tema di una “nuova composizione” del consiglio metropolitano sembrano sussistere tutti i presupposti per mantenere attivo il consiglio metropolitano esistente (compresi i membri provenienti dalla sciolta Assemblea capitolina), ovviamente per “atti urgenti e improrogabili”, fino allo svolgimento delle prossime elezioni amministrative. Si pongono quindi solo due alternative: lo scioglimento totale o il proseguimento dei lavori per l’ordinaria amministrazione fino alle prossime elezioni.

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