Orfini scherza ma il Pd romano langue

La minaccia a sinistra di Fassina, quella Grillina e la lista civica di Marchini sgretolano le antiche certezze dei Democratici romani

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Mentre gli schieramenti politici cominciano a definirsi soprattutto al centro e a sinistra e ammesso che si vada davvero in primavera a votare per i Campidoglio, il Pd resta inerte senza un candidato e una linea di governo apparente. Un partito dove la discussione politica “vera” langue e che si fa  sbertucciare dal  commissario Matteo Orfini che nella prima assemblea, dopo la caduta del Campidogli, così striglia i militanti «Una delle patologie del partito romano è che passate tre quarti del tempo a discutere tra di voi su Facebook di cazzate, è un errore pensare che quello che viene da lì sia l’umore della città».

Che detto da un appassionato delle play station come lui fa piuttosto sorridere, anche se da sorridere avrebbe ben poco. Infatti conclusa miserevolmente la vicenda del sindaco Marziano che se non fosse stato per Renzi e quattro scontrini ciucchi Orfini avrebbe sostenuto ancora per un po’, oggi il commissario deve fare i conti con un Pd romano ancora fortemente penalizzato dai sondaggi. Nonostante, si badi bene, una destra spappolata fra le pulsioni neofasciste/salviniane di Giorgia Meloni e il centrismo ondivago di Alfio Marchini. Che anzi occhieggia pure a sinistra come candidato civico con il sostegno di Rutelli. Certo Orfini e i superstiti dirigenti del Pd romano vedono l’imprenditore come fumo negli occhi, ma alla fine della fiera sarà sempre Renzi a decidere il candidato per il Campidoglio.

Inoltre il giovane commissario dovrebbe preoccuparsi di quanto avviene anche alla sua sinistra soprattutto se SI (Sel più fuorusciti dal Pd) dovesse sostenere i Grillini ad un eventuale ballottaggio come ha detto ieri Fassina. Il quale a Roma non è quel signor nessuno adombrato un tempo dalla battuta di Matteo Renzi “Fassina chi?”, ma vanta un bel cotè di preferenze anche nel Pd. Se poi Civati vuol fare la prima donna e si inventa la candidatura del radicale Magi infilato nella lista di Marino nel 2013 per grazia ricevuta, poco importa perché a Roma Sinistra Italiana potrebbe anche raggiungere al primo turno il 7% dei consensi.

Con la differenza che “Fassina chi?” non è uno sprovveduto ma vanta una preparazione economica di tutto rispetto, tale almeno da mettere in piedi un programma elettorale credibile. In questa situazione  dove a sinistra ciascuno va per proprio conto alla conquista del Campidoglio, lo sprezzante  Orfini non pare abbia colto il filo di una situazione che vede il suo partito già frustrato dalla relazione Barca, annichilito dalla triste fine del suo sindaco e con un magro tesseramento in calo. Insomma, c’è poco da ridere se il nemico grillino è alle porte. Un Movimento 5 Stelle dato per favorito ma che al momento non è certo una fucina di uomini e idee adatti a governare la complessità romana. C’è da dire che dopo un periodo di meditabondo silenzio oggi il Pd è tutto un pullulare di convegni, dibattiti discussioni, nelle sedi più varie ma dove compaiono sempre gli stessi nomi di deputati, amministratori e dirigenti sino a poco fa silenti e oggi attizzati dall’imminente scadenza elettorale. Insomma, il risveglio della vecchia guardia.  Che poi vista la modesta partecipazione, queste discussioni hanno lo stesso peso fra la gente delle cazzate dei militanti su Facebook . La verità è che l’esperienza Marino ha segnato una cesura, uno strappo fra la politica e i cittadini romani di difficile ricucitura e che può riservare infinite sorprese soprattutto dalle periferie che nel 2008 premiarono Alemanno. Meditate gente, meditate.

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