Comunali di Roma, per il grillino Di Battista anche la casalinga può candidarsi

Per i sondaggi il M5S è in pole position per governare Roma. Ma l'esperienza dov'è?

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Alessandro DI Battista

Anche il Movimento 5Stelle dà il via alle candidature per le elezioni comunali a Roma l’anno prossimo. Lo ha detto il deputato M5s, e membro del Direttorio del Movimento, Alessandro Di Battista, durante un incontro a Montecitorio con alcuni docenti della scuola.

LA POSIZIONE – «Dicono che potevo candidarmi a sindaco di Roma – ha spiegato- ma non è questo l’obiettivo di sostituire un potere con un altro, ma è un modo per permettere al cittadino di farsi Stato». Forte dell’esperienza a Milano dove 300 militanti sotto un tendone hanno candidato a sindaco la Consigliera di zona a Porta Venezia e disoccupata di 52 anni, il deputato M5s ha aggiunto che il suo Movimento può essere votato o non votato. Ma la questione non lo interessa perché i grillini non vogliono sostituire un potere con un altro. Infatti, ha aggiunto «reputiamo come esperienze personale che il cittadino ne sappia più del politico in un certo senso. Infatti il politico tradizionale pensa di dare le risposte su tutto». Date tali premesse non è difficile comprendere perché Livorno e Civitavecchia, dove il Movimento governa, vengano sommerse dai rifiuti, mentre Pizzarotti a Parma decide con grande buon senso di far funzionare il termovalorizzatore fortemente osteggiato dagli stessi grillini.

LO SCENARIO – Da queste dichiarazioni piuttosto estemporanee parrebbe che il Movimento intenda piazzarsi vincente a Roma come confermerebbero i sondaggi, sulla scorta dell’ondata di protesta contro la debacle del Pd dopo Mafia Capitale, ma senza una chiara idea di come si governa la complessità di una Capitale. Un rischio che potrebbe indurre i Democratici ad allargare il cerchio delle alleanze al centro in vista di un possibile ballottaggio. Se poi Fassina e Sel, quotati al 6% dei consensi, dovessero confermare l’intenzione di non sostenere il Pd nemmeno al ballottaggio sarebbe giocoforza spostare l’attenzione su Marchini che oggi viene dato in un range di voto fra il 9 ed il 14%. Resta il fatto che rispetto alle divisioni di una destra che pure vede Giorgia Meloni favorita dal 26% dell’elettorato, per il Pd il nemico da battere rimane il Movimento 5stelle che con le dichiarazioni di oggi di De Battista, ormai anch’egli politico di lungo corso,  dimostra più una volontà di testimonianza anti-sistema che non quella di vincere per governare. Di qui, come sostiene Matteo Renzi per le comunali, l’importanza del nome del candidato. Per il Movimento andrebbe anche bene la signora Lucia, nome della casalinga spesso evocato populisticamente da Ignazio Marino nel corso della sua campagna elettorale.

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