Anche il ragioniere generale del Comune se ne va

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Mentre si è conclusa la surreale  sessione al Consiglio comunale con una discussione esoterica sulle Olimpiadi, l’Amministrazione della giuliva Virginia Raggi ha continuato a perdere pezzi. Non è bastato che avocasse a sè la delega al Bilancio in attesa per la prossima settimana di Godot (inteso come nuovo assessore) perché nel frattempo si è dimesso  anche il ragioniere generale.

Anzi, no, “le dimissioni non risultano, è “regolarmente al lavoro”. A noi risulta invece che il Comune ha protocollato le dimissioni del ragioniere generale Stefano Fermante. In fondo che la notizia sia vera o no, per il popolo conta ben poco rispetto al marasma che per ora sembra condannare la giunta e la sua pimpante sindaca alla paralisi.  Il capogruppo della Lista Marchini Alessandro Onorato,  particolarmente combattivo in assemblea, sostiene di aver ricevuto un messaggio da Fermante che recita così: “Ho evidenziato delle criticità mettendo a disposizione della sindaca l’incarico, le persone serie fanno così”.  Secondo Repubblica il sindaco ha firmato e protocollato mercoledì le dimissioni di Fermante, in contemporanea con quelle di De Dominicis, ben venti giorni dopo che Virginia aveva deciso di ritirare l’incarico all’ex procuratore della Corte dei Conti a causa di una marginale inchiesta a suo carico, in un primo tempo archiviata e poi ripescata. Sempre secondo Repubblica, Fermante ha allegato alla lettera di dimissioni consegnata alla Raggi una relazione di 20 pagine nella quale spiega che le finanze della Capitale sono al collasso. Che non è una gran scoperta se non fosse che il ragioniere ha lamentato  di lavorare “senza un indirizzo politico” visto che l’assessore al Bilancio si è dimesso il primo settembre e la sindaca in tutto questo tempo non ha mai voluto incontrarlo. Giustamente, perché la formazione culturale (sic) di Virginia è di carattere giuridico e umanistico e men che mai contabile. Ci mancherebbe anche che si mettesse a fare i conti! Anche perché c’è chi, dopo una probabile visita a Lourdes, non solo insiste per ottenere 25 milioni di oneri per le Torri dell’Eur, ma è intenzionato a chiedere al Governo 4.5 miliardi di euro che spetterebbero alla Capitale con un nuovo patto per Roma. Parliamo del fantasioso assessore all’urbanistica Berdini, che roso dall’invidia, cita il patto di Renzi con Milano  per 1,5 miliardi.

E  sembra dire: come  con noi no? E chi siamo i figli della serva? Se non fosse che i capitolini 13 miliardi di debiti pregressi  li stanno pagando per 30 forse 40 anni non solo i romani, ma gli italiani tutti (poi vallo a racconta a Salvini) . Non vorremmo essere cattivi profeti, ma anche se il vicesindaco Frongia in aula ha dichiarato che non ci saranno rappresaglie del Governo dopo la rinuncia ai giochi olimpici, il bilancio 2017 potrebbe anche passare in cavalleria, ma se continua questo andazzo di approssimazione e incompetenza, i guai saranno per quello del 2018. Allora, che Renzi vinca o meno il referendum, si dovrebbe andare alle elezioni politiche e  il Campidoglio potrebbe venir  commissariato per evitare il default. Si compirebbe così la profezia della pentastellata senatrice Taverna, che nella vittoria grillina a Roma aveva visto il ‘gomblotto’ per  screditare il Movimento. Se non fosse che ci stanno riuscendo benissimo per conto loro.

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