Scandalo Ama, un consociativismo dallo zoccolo duro

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Si scoprono gli altarini o solo l’acqua calda? Ci riferiamo al recente scandalo Ama che ha coinvolto anche la Cisl e relativa alle presunte mazzette pagate per ottenere un posto. La procura indaga sulle conversazioni telefoniche della spazzina (ampiamente pubblicate) che rivoleva i suoi 12mila euro pagati per l’assunzione di un suo congiunto. Prassi evidentemente consolidata se già nel lontano ottobre del 2012 riportammo la denuncia di un lavoratore in procinto di passare dal 6° al 7° livello al quale, via Sms, erano stati chiesti 350 euro per un regalo al gran capo del sindacato interno. Fu allora che si dimise Alessandro Bonfigli, segretario della Fit-Cisl e potente «direttore ombra» all’Ama con il quale Panzironi trattava direttamente il cambio di qualifiche e le promozioni. Un consociativismo collaudato, allora, a scapito della Cgil che con i suoi allora 500 iscritti veniva marginalizzata rispetto al rapporto privilegiato di Panzironi con la Cisl. Ricordiamo anzi che per avere informazioni sulla gestione aziendale di allora, sulle storture della quale avevamo pubblicato già numerosi articoli, dovevamo incontrarci clandestinamente con quadri di Ama disposti a parlare, ma timorosi per le rappresaglie della direzione. Questo il clima nell’Ama affidata alle cure di Panzironi. Da allora ad oggi diversa acqua è passata sotto i ponti senza spazzare (appunto) la consuetudine della mazzetta per avere il posto ancor più grave se coinvolge sindacalisti. Ora fa anche bene Michele Azzola, il segretario della Cgil di Roma e del Lazio, a stigmatizzare questa prassi corruttiva che pare diffusa in Ama e Atac, ma resta il fatto che il peso dei sindacati nelle municipalizzate rimane sproporzionato rispetto ai deficit che queste vanno accumulando esponenzialmente anno per anno. Una sorta di consociativismo dallo zoccolo duro che nemmeno Marino riuscì a scalfire e che obiettivamente crea nicchie di potere dove esponenti sindacali, anche di basso livello, possono sguazzare. «Pagare (e non poco) per lavorare – scrive Azzola- Sembra un paradosso, uno scherzo di cattivo gusto e invece, come abbiamo visto, è ciò che capita a Roma, una città allo sbando, capitale di un paese altrettanto allo sbando, incapace di garantire ai propri cittadini il diritto primario su cui, come recita la Costituzione, si fonda la nostra Repubblica.» E prosegue «un sistema collaudato, una macchina per fabbricare consenso che si nutre di ricatti, favori e favoritismi, scambi, compravendite. Con la benedizione della politica e la connivenza del sindacato.» La connivenza del sindacato, appunto. Forse il repulisti dovrebbe partire proprio da qui rinunciando magari ai privilegi acquisiti nei decenni con amministrazioni di sinistra, destra o grillino che fossero.

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