Rifiuti, Roma con l’estate rischia problemi sanitari: lo dice Legambiente che punta il dito sulla Raggi e non sulle precedenti amministrazioni

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Rifiuti-Roma torre gaia

Da un mese Roma è senza assessore all’Ambiente dopo le dimissioni di Pinuccia Montanari, e Ama è alle prese con l’ennesimo cambio dei vertici aziendali dopo la revoca del CdA da parte del Campidoglio. Sin qui nulla di nuovo sull’incerto futuro di Ama se non fosse che la denuncia di Legambiente finisce per corrispondere ormai alla opinione diffusa fra i cittadini che propio sulla monnezza (oltre che sui trasporti) probabilmente puniranno la Raggi alle prossime comunali fra due anni e passa.  

La gestione dei rifiuti romani oggi è al limite del collasso, denuncia l’associazione ambientalista che aggiunge considerazioni che ormai riempiono le cronache di tutti i media di ogni “colore”.

Infatti «sta cambiando il vertice Ama per l’ennesima volta (come se il cambio di manager sport preferito dalla Raggi, risolvesse i problemi d’emblèe ndr), non c’è assessore, non si sta diffondendo il porta a porta, non si sta costruendo nessun impianto e ancor peggio non c’è nessun progetto per il futuro».

Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio preannuncia che «nei picchi di produzione andrà sempre peggio e l’immondizia purtroppo tornerà inevitabilmente a invadere le strade». 

Orbene, di economia circolare della trasformazione dei rifiuti e addirittura di rifiuti Zero, come vorrebbe la vulgata grillina, è da anni che se ne discute (discute e basta).

Ma secondo l’ambientalista Scacchi «per far decollare la differenziata ci vuole una tariffa puntuale che faccia pagare in base ai rifiuti prodotti» e poi, oibò udite udite, la costruzione di impianti «a partire da quelli anaerobici per l’organico, aumento di isole ecologiche e creazione di centri per il riuso». 

Annamo bene, solo che senza impianti di Tmb e termovalorizzatori non si va lontano e Roma continuerà ad esportare la sua monnezza altrove dove i rifiuti vengono bruciati producendo energia. 

Certo, ha ragione Scacchi quando afferma che la diffusione del porta a porta è praticamente ferma da 3 anni (a Milano ci hanno impiegato quasi 10 anni per realizzarla) e comunque è rimasta solo una pia intenzione anche delle amministrazioni precedenti, comprese quelle di sinistra. 

Poi lo stesso Scacchi ci fa sapere che con la differenziata al 45%, Roma continua a produrre 1 milione di tonnellate annue di indifferenziato che va in discariche e inceneritori di altri territori. 

«Anche i materiali differenziati – aggiunge Scacchi con una botta di realismo –  vanno altrove e continuerà così per tanto tempo, non avendo costruito nessun impianto, e con gli unici due impianti proposti, di compostaggio e con vecchia tecnologia, lungi dall’essere realizzati perchè Ama non è neanche proprietaria dei terreni. Mentre le isole ecologiche sono le 14 di sempre, non un metro quadro in più e di centri del riuso neanche l’ombra».

È chiaro, anzi di evidenza palmare per chiunque percorra le consolari e non solo, la proliferazione delle micro-discariche e cassonetti stracolmi, soprattutto di quelli per carta e cartone ormai ammucchiati in strada dovunque. 

E qui arriviamo al nocciolo politico della faccenda, perché secondo Legambiente, anima ambientalista della sinistra e del Pd, la responsabilità di questo disastro «è di chi governa il ciclo dei rifiuti senza renderlo virtuoso e nelle politiche del Campidoglio, dove si ripete come un mantra l’obiettivo “Rifiuti Zero” pienamente condivisibile, ma rifiuti zero vuol dire “impianti mille”». 

Quindi «bisognerebbe intervenire prima che arrivi l’estate in maniera determinata e veloce, per evitare che un nuovo disastro ambientale sulle strade si trasformi in emergenza sanitaria con il caldo, ma niente sta accadendo e intanto, centinaia di camion portano la monnezza romana ovunque, con costi economici assurdi e costi ambientali pazzeschi, la città è sempre più sporca e le ecomafie continuano a fare affari» che sarebbe anche fine passare a denunce più dettagliate. 

Tutto ok Scacchi, ma senza andare troppo lontano negli anni ricordiamo che il duo Marino/Zingaretti chiuse giustamente la fogna di Malagrotta senza avere la minima idea di una o più discariche di servizio alternative per materiali trattati.

Per quanto riguarda gli impanati di trattamento è in corso ormai da quasi 3 anni una diatriba fra Zingaretti  e la Raggi, che non li vuole entro il raccordo anulare.

Infine, già che ci siamo, per non farsi mancare nulla, hanno chiuso anche l’inceneritore di Colleferro che bene o male un po’ di monnezza la smaltiva, in attesa di annunciati impianti avveniristici. Ora c’è il nuovo piano regionale dei rifiuti a cui pare che l’amministrazione pentastellata capitolina non dia grande peso.

Allora come la mettiamo? Non è che finisce per aver ragione il partito del Nord con Salvini che vuole impianti, impianti, impianti?

Ci siamo rotti delle menate filosofiche degli ambientalisti e delle proteste dei quattro gatti dei comitati che non vogliono impianti e discariche  vicino alle loro casette, magari anche abusive.

Roma Svegliati! Senza industria dei rifiuti non si va da nessuna parte.

Giuliano Longo

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