M5S, Beppe Grillo nella bufera: Artini e Pinna rischiano l’espulsione

La motivazione ufficiale è: mancata restituzione di parte dello stipendio

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E’ bufera intorno a Beppe Grillo e al MoVimento 5 Stelle. Alla base della polemica la cacciata di altri due esponenti. La motivazione ufficiale è: mancata restituzione di parte dello stipendio. Ma dietro potrebbero esserci dissapori interni al Movimento. IL Movimento Cinque Stelle vota oggi la caccia dei deputati Pinna e Artini.

DECISIONE ALLA RETE – Beppe Grillo lascia la decisione alla Rete e dal blog apre un voto on line, sino alle 19. “Chi non restituisce parte del proprio stipendio (come tutti gli altri) viola il codice di comportamento dei cittadini parlamentari M5s, impedisce in questo caso a giovani disoccupati di avere ulteriori opportunità di lavoro oltre a tradire un patto con chi lo ha eletto. Un comportamento non ammissibile in generale, ma intollerabile per un portavoce del M5s”, si legge nel ‘capo d’imputazione’. “Quindi valuta: sei d’accordo – si chiede ai militanti – che Pinna e Artini NON possano rimanere nel Movimento 5 Stelle?”.

LE REPLICHE – “Io le regole le ho sempre rispettate, i soldi li ho restituiti come previsto. Sono loro che le stanno violando visto che”, sulla procedura di espulsione, “non stanno passando per l’assemblea come previsto da Statuto M5s”, ha detto Pinna, che ha aggiunto: “Quanto apparso poco fa sul blog www.beppegrillo.it è falso. Per non parlare di quella che è una vera e propria sospensione dello stato di diritto…Sul sito www.tirendiconto.it abbiamo deciso di non pubblicare in 18 perché ci sono troppi dubbi sulla gestione e attendiamo delle risposte. Sul mio blog www.paolapinna.it sono caricate le contabili dei bonifici fino al mese di settembre, tre mesi in più rispetto al blog”. La deputata ha pubblicato sempre su Facebook la copia delle ricevute dei bonifici, pari a circa 23 mila euro. E su Twitter: “Un cittadino in buona fede, anche se parlamentare, non ha nulla da temere. Soprattutto se ha le prove”.

GENTE ARRABBIATA – “La gente sul territorio non è arrabbiata, di più”, ce l’ha “con chi si inventa una cavolata come quella di Mussolini che non ha ucciso Matteotti da mettere sul sito il giorno in cui ci sarebbe da parlare della sconfitta elettorale. Immagino ce l’avessero nel cassetto da mesi”, aveva detto in un’intervista a Repubblica Massimo Artini. “Il punto è che non riusciamo ad avere la credibilità che ci meritiamo. Anche stavolta, non siamo stati credibili. E visibili”. Dichiarazioni forti, che potrebbero aver accelerato la decisione del leader di mettere ai voti la permanenza o meno dei due nel Movimento.

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