Regione Lazio, 4 milioni per famiglia e minori in carcere

Presentati i provvedimenti regionali nel convegno ''Sanità penitenziaria. L'area materno infantile''

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“Molto spesso si parla di famiglia in modo retorico, a volte facendo ideologia, ma la Regione Lazio in questi due anni e mezzo ha messo in atto una serie di politiche concrete”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Politiche sociali, Rita Visini, intervenendo al convegno ”Sanità penitenziaria. L’area materno infantile” nell’aula magna dell’ospedale Pertini di Roma. “L’azione della Regione poggia su quattro tasselli – ha spiegato Visini – Il primo è stato quello di mettere la famiglia al centro del sistema di welfare regionale con la nascita dei Centri famiglia.

Ne abbiamo aperti uno a Roma e altri cinque nelle province. Si tratta di spazi per la mediazione familiare, la prevenzione al disagio educativo, il dopo scuola, le adozioni, lo sportello linguistico per le famiglie straniere. Ciò che fanno è una sorta di accompagnamento alla genitorialità. Il secondo tassello sono gli asili nido. Noi con i fondi europei finanziamo circa 54 milioni di euro per la nascita di nuovi posti asili nido. Da qui al 2020 prevediamo di arrivare fino a 10 mila posti di asili nido. L’obiettivo europeo è del 33%, noi siamo al di sotto del 18% quindi molto indietro.

Noi vogliamo incentivare la natalità anche attraverso questo strumento, e al tempo stesso aiutare l’occupazione femminile. Il terzo tassello sono i bandi sull’inclusione sociale. Abbiamo finanziato con piu” di 20 milioni ben 437 progetti e negli ultimi mesi abbiamo aggiunto altri 3 milioni. Vanno a favore di famiglie numerose a monoreddito, madri sole con figli a carico, padri separati senza risorse, minori disabili a rischio di emarginazione”. Secondo Visini “c’è infine un quarto tassello che è quello dell’affido familiare.

Noi vogliamo sviluppare l’affido perchè le case famiglie sono importanti, ma il minore non deve restarci fino alla maggiore età perchè non ha possibilità. Noi abbiamo il dovere di dare al bambino una speranza di vita per lo sviluppo della propria dignità personale. E’ una cultura questa che in Italia ancora non si è sviluppata”.

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