Arpa Lazio, dopo dieci anni di crisi arriva la riorganizzazione

Zingaretti e Buschini hanno presentato il progetto del dopo commissariamento

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La giunta Zingaretti rimette mano anche alla riorganizzazione della Agenzia regionale per la Protezione Ambientale. Con il presidente, in conferenza stampa alla Cristoforo Colombo c’era il neo assessore all’Ambiente e Rifiuti, Mauro Buschini per presentare un progetto il cui titolo potrebbe essere «efficienza nei controlli, certezza delle regole, presenza sul territorio, conoscenza dell’ambiente e trasparenza dell’azione».

Tenendo presente che, dopo oltre dieci anni, nel 2014 Arpa Lazio è uscita dal commissariamento era necessario approvare un nuovo regolamento in linea con la normativa nazionale che rendesse la struttura organizzativa più efficiente e in grado di utilizzare al meglio le risorse disponibili. Alla fine, dopo un confronto con le strutture di vertice, le rappresentanze sindacali e i dipendenti è scaturito un progetto condiviso come prassi consolidata della amministrazione Zingaretti.

I tratti salienti della riorganizzazione riguardano il taglio del 30%, delle figure apicali che passeranno da 34 a 25. I dipartimenti provinciali diventeranno passeranno da 5 a 3 con una diversa ripartizione delle funzioni e le 29 strutture complesse saranno ridotte a 22. ll nuovo modello organizzativo prevede una direzione strategica, costituita dal servizio tecnico, dal servizio amministrativo e dalle strutture della direzione generale, che avranno funzioni di coordinamento, indirizzo e supporto. Le attività operative saranno affidate a tre macrostrutture di tipo dipartimentale, non più di carattere territoriale ma funzionale.

Si tratta di una riorganizzazione verticale che supera il frazionamento e garantisce l’omogeneità tecnica dell’attività dell’Agenzia, che avrà un numero limitato di  interlocutori. Arpa esce da una crisi iniziata dal 2006 quando l’allora governatore Piero Marrazzo nominò temporaneamente un commissario a seguito di una legge regionale che sopprimeva la figura del direttore generale. Un incarico che avrebbe dovuto prevedere una breve durata, ma che è durato sino ad oggi. Nel frattempo la Regione aveva speso complessivamente circa un milione e mezzo di euro per riorganizzare i vertici dell’Arpa senza aver ottenuto alcun risultato.

Già Renata Polverini aveva intuito che qualcosa non andava tanto che in un decreto del 2011 confermava commissario e sub commissario, ma poneva un termine agli incarichi “non oltre il 30 settembre 2010”. Intanto aumentavano i dirigenti di Arpa e diminuivano a 400 i tecnici specializzati presenti sul territorio per monitorare le acque, controllare l’inquinamento dell’aria, la radioattività di alcuni ambienti e per la valutazione epidemiologica delle aree interessate dagli impianti di trattamento dei rifiuti. Zingaretti mette la parola fine a una vicenda di sprechi (e forse) di interessata confusione.

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