Regionali, il generale Gallittelli “nel cuore” di Berlusconi (nonostante le smentite)

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Sergio Pirozzi se ne va da solo e chi nel centro destra non lo vuole si assumerà le responsabilità di una eventuale sconfitta alle regionali dell’anno prossimo. Questo il discorso molto chiaro del populista patriota sindaco di Amatrice che non intende impelagarsi nelle diatribe dei partiti e tanto meno nelle alchimie di defatiganti trattative per le spartizioni di prebende e poltrone. 

Bene, sette più, potranno esclamare i suoi sostenitori di sempre, ivi compreso quel Matteo Salvini che negli ultimi giorni ha smorzato i toni della polemica con Forza Italia in vista di quella che sarà la via unitaria obbligata per vincere le prossime elezioni politiche. 

Fredda nei confronti del sindaco scarporano anche Giorgia Meloni che non ha apprezzato la fuga in avanti di Pirozzi anche se è consapevole che una candidatura del suo mentore di sempre, l’on. Fabio Rampelli, avrebbe ben poche possibilità di successo e sarebbe comunque improponibile per Forza Italia e lo stesso Salvini.

Resta il fatto che la levata di scudi più feroce nei confronti del sindaco è venuta proprio dal partito di Berlusconi, non solo da parte dei cacicchi locali, comprensibilmente preoccupati per il proprio futuro, ma dallo stesso Cavaliere che dichiara di non conoscere Pirozzi, senza tuttavia demonizzarlo. Anche se risulta difficile credere che già qualcuno no lo avesse informato delle sue intenzioni ancor prima che il sindaco comunicasse la sua intenzione a di Gianni Letta. 

Va poi escluso che il Cavaliere sottovaluti l’impatto e l’esposizione mediatica del sindaco di Amatrice, ma soprattutto i dati di quei sondaggi  che gli attribuiscono percentuali a due cifre. 

Eppure l’argomento di fondo che ostacola la candidature  del sindaco da Amatrice al palazzo della Cristoforo Colombo,  secondo i Forzaitaloti ( e in maniera più soft dai Fratelli della Meloni) è che lui non avrebbe le caratteristiche per governare la complessità di una regione qual’è il Lazio, e tocchi virare su una ‘personalità di alto profilo’. 

Un argomento forte che fa semplicemente velo non tanto a una confusione sulla scelta del candidato che sta mettendo in difficoltà il centro destra, ma ad una intenzione in pectore che sta maturando nel cuore di Silvio e che potrebbe accontentare anche Giorgia, lasciando a bocca asciutta Salvini già garantito dalla indiscussa ri-conferma di Maroni in Lombardia. 

A ben vedere è ormai da settimane che, nonostante le ripetute smentite anche sugli organi di stampa, spunta il nome dell’ex comandante generale dei carabinieri dal 2009 al 2015 Leonardo Gallittelli  che oggi guida l’ufficio antidoping del Coni. Un amico di sempre di Berlusconi, che secondo le indiscrezioni lo avrebbe già contattato  per sondarne la disponibilità a scendere in campo.

Un brand di indiscussa e indiscutibile difesa della legalità che potrebbe mettere in ombra l’ossessivo giustizialismo dei grillini incarnato dalla candidata Roberta Lombardi che ne sta facendo la sua bandiera in giro per il Lazio. 

Il nome del generale (insieme a quello di Vespa) era già spuntato alla fine del 2015 quando Silvio aveva cominciato a testare gli eventuali candidati al ‘soglio’ capitolino in vista  delle comunali a Roma dell’anno successivo. Poi, dopo la fugace apparizione  di Rita Dalla Chiesa e l’eliminazione dal proscenio elettorale di Guido Bertolaso, Silvio  finì per puntare su Alfio Marchini i cui voti non furono sufficienti a garantire la vittoria di Giorgia Meloni al ballottaggio con la Raggi. Insomma, un bel disastro.

Della particolare affezione del Cavaliere nei confronti del generale ne è un esempio la sua esternazione poco prima del Natale 2015, quando parlando di un radicale rinnovamento di Forza Italia (questa volta senza predellino a piazza san Babila)  disse  «prospetteremo un governo composto al cinquanta per cento da personalità che non vengono dalla politica. Penso a uno come il generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli: è chiaro che nel ruolo di ministro degli Interni farebbe meglio di Alfano o di La Russa…Sarebbe un ottimo ministro. Anzi, lo sarà.» 

Gallitelli – già mantenuto in servizio oltre i 65 anni grazie a un decreto del Governo Monti – puntava inizialmente al ruolo   di  consigliere militare del capo dello Stato, ma nelSettembre 2015 il  Presidente del CONI, Giovanni Malagò, lo nominava  Responsabile della struttura antidoping NADO ITALIA precisando che «dopo il documento attuativo firmato a maggio con i NAS mancava la scelta della persona chiamata a presiedere la struttura, da individuare d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e col Ministero della Salute.»

Una investitura a livello istituzionale di una personalità di ”alto profilo”, appunto.

Certo, mancano quasi 5 mesi al voto, ma  la discesa in campo di una personalità  come Gallittelli finirebbe per escludere un ripensamento del centro destra nei confronti di Pirozzi una volta che i sondaggi lo dessero in pole position.

Uno come il generale corre per vincere punto e basta…..sempre che accetti di correre, ovviamente .

Giuliano Longo

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