Ss Lazio, Lotito: «Non possiamo controllare i tifosi»

Il presidente biancoceleste è intervenuto sulla questione dei cori razzisti negli stadi e la chiusura degli impianti. Ma qual è la linea di confine tra lo sfottò e la discriminazione?

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Il campionato è fermo ma tiene banco in questi giorni la questione dei cori negli stadi: razzismo o campanilismo? Qual è la linea di confine tra lo sfottò e la discriminazione?Il segretario generale dell’Uefa Gianni Infantinoha dichiarato alla Gazzetta dello Sport che sono state introdotte delle «punizioni esemplari per le discriminazioni in generale. Noi vogliamo che passi un messaggio: zero tolleranza verso le discriminazioni. La differenziazione tra le tipologie delle discriminazioni è compito delle Federazioni».Ma la normativa italiana e quella europea tendono in primis a difendere la dignità umana e vanno nella stessa direzione. E mentre da una parte il presidente della Federcalcio Abete si augura una discussione costruttiva tra le parti, questa mattina il presidente della Lazio Lotito è intervenuto a Uno Mattina.«Non possiamo controllare tutti i tifosi. Se uno ha lo stadio può fare una selezione di chi far entrare, ma oggi questo non ci è permesso». Insomma come a dire uno solo a “casa sua” fa entrare chi vuole, ma se il contatto diretto con le tifoserie è vietato, allora come può uno società difendersi? E poi se sono solo pochi ultras a compiere il “reato” perché devono pagare tutti? Al Tg1 il presidente della Lega Serie A Maurizio Beretta ha spiegato che «quello che è in discussione è il nuovo sistema di sanzioni che rischia di consegnare le chiavi degli stadi e la regolarità e l’equilibrio del campionato in mano a piccole minoranze di esagitati. Tutto ciò non è accettabile e va a ledere i diritti di decine e decine di migliaia di tifosi perbene che subiscono la chiusura degli stadi per colpa di pochi irresponsabili».Lotito pone l’accento su una questione “antropologica”, dicendo che si tratta di giovani «14 ai 20 anni al massimo, che vanno allo stadio per potersi realizzare in gruppo, indipendentemente dallo spettacolo sportivo».Ma sono solo i giovanissimi a fare questi cori? In ogni caso il nodo resta e allora piuttosto che pensare di chiudere gli stadi, fare campagne che purtroppo non danno grandi risultati, converrebbe forse puntare di più sulla prevenzione.E le frasi offensive spesso sono anche in giro nella rete e non tutti le censurano. I tifosi ovviamente si scatenato e su Facebook gira la scritta: «Ora dopo gli stadi chiudete anche i social network». 

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