Al Maxxi la proiezione di Ritratti di vite di Marco Bonfante

Sabato alle 11 nell'ambito de Lo Spiraglio, 7° FilmFestival della salute mentale. Un lungometraggio sull'esperienza dell'artista Carol Pilars de Pilar nella lettura odierna del Santa Maria della Pietà e del Parco della Salute e del Benessere

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Nell’ambito de Lo Spiraglio, 7° FilmFestival della salute mentale (dal 31 marzo al 2 aprile) al Maxxi di Roma (via Guido Reni), si terranno una serie di eventi e proiezioni. Tra queste, fuori concorso, sabato 1° aprile alle ore 11 ci sarà il lungometraggio Ritratti di vite di Marco Bonfante e Sabrina Schiavone, progetto nato da un’idea di Pompeo Martelli, prodotto dalla Asl Roma 1 per la regia di Marco Bonfante. 

L’opera restituisce l’esperienza dell’artista Carol Pilars de Pilar nella lettura odierna del Santa Maria della Pietà e del Parco della Salute e del Benessere.

RITRATTI DI VITE

50 giorni di riprese per provare a raccontare l’esperienza dell’artista tedesca Carol Pilars De Pilar. Un’opera girata presso il Parco del Santa Maria della Pietà a Roma.

«Un incontro preliminare con lei a Dusseldorf per documentare anche il suo contesto abituale e originario, il luogo dove vive, il suo Atelier/laboratorio. Un modo anche per “rompere il ghiaccio” , in vista del lungo periodo di riprese che ci avrebbe fatto stare a stretto contatto per diversi mesi» racconta il regista Marco Bonfante.

«L’intento è stato quello di rimanere con la macchina da presa accanto all’artista nella maniera meno invasiva possibile per evitare di condizionarla soprattutto nei suoi incontri conoscitivi con le persone del luogo e durante le fasi dei ritratti» aggiunge.

L’ARTISTA E LA LOCATION

Presso il padiglione centrale del parco è stato allestito un atelier dove l’artista ha ritratto i soggetti scelti: persone che vivono e frequentano il parco, una sorta di microcosmo pulsante immerso nella natura, articolato in diversi ambiti e contesti (ricreativo, sportivo, ludico, medico, assistenziale, istituzionale).

«Un viaggio filmico in questo gigantesco set dove gli “attori” impersonano se stessi, le loro vite reali, le proprie emozioni – conclude Marco Bonfante -, dove Carol diventa essa stessa l’occhio/obiettivo della macchina da presa, “inquadrando” e fissando i “personaggi” sulla carta con l’acquarello».

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