Tiburtina, fermi i lavori del raddoppio: operai senza stipendio da tre mesi

In sciopero da tre giorni: chiesto un incontro al commissario Tronca e al prefetto

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La via Tiburtina da Setteville a Ponte Mammolo è oggetto da mesi di un cantiere che negli ultimi mesi vive una fase difficile. Il cantiere è infatti fermo per le difficoltà della società che esegue i lavori. In questa circostanza una cinquantina di lavoratori della Tiburtina Scarl, che opera per conto del Consorzio Uniter (controllato dalla multinazionale Tecnis), attende da tre mesi il pagamento degli stipendi e da tre giorni sono in sciopero. A spiegare la situazione sono state Cgil, Cisl e Uil che ieri hanno chiesto un incontro al prefetto Gabrielli per sbloccare la situazione.

“Al centro della vertenza, la designazione di un commissario per la gestione ordinaria dei lavori affidati alla Tecnis, società che ha provveduto alla ristrutturazione del debito per mezzo della legge Prodi bis, ed alla quale è stata di recente ritirata la certificazione antimafia a seguito degli arresti disposti dagli inquirenti per lo scandalo degli appalti Anas. La nomina del commissario – spiegano Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil di Roma e Lazio – tarda però ad arrivare, ed i recenti scandali contribuiscono a rendere ancora più incerto e nebuloso il destino occupazionale degli operai impegnati nei lavori di ampliamento del tratto stradale e la tempistica di pagamento delle loro retribuzioni”. Il tratto dei lavori riguarda non solo Roma ma tocca tutto il quadrante Est dell’Hinterland comprese le aree di Tivoli e Guidonia interessati dal complesso industriale della cosiddetta “Tiburtina Valley”.

Ieri c’è stato anche l’interessamento del presidente del Municipio IV Emiliano Sciascia che ha chiesto un incontro al commissario Tronca e ha denunciato: “È l’ennesima situazione, dopo quella dei lavoratori della Tevere Tpl, che mette in evidenza quanto siano sempre le categorie più deboli a pagare le conseguenze di insolvenze o di fenomeni di illegalità diffusa, che debbono essere perseguiti tutelando però quei lavoratori che non c’entrano nulla con queste malsane pratiche”. Al momento nessuna soluzione è stata individuata: i lavoratori stanno presidiando il cantiere, ma in assenza di risposte dalle Istituzioni cittadine, minacciano di spingere la protesta sotto le sedi della Prefettura di Roma e dell’Assessorato ai Lavori Pubblici.

“Chiediamo al Prefetto Gabrielli ed al Direttore del Dipartimento ai Lavori Pubblici di convocare immediatamente un tavolo con i sindacati di categoria” – concludono i sindacati – “Occorre attivare rapidamente poteri sostitutivi o individuare soluzioni tampone per l’annosa situazione in cui versano le maestranze, che come sempre finiscono per rappresentare l’anello debole della catena. Tutto ciò non è accettabile, confidiamo nella convergenza di intenti per attivare misure di salvaguardia occupazionale”.

 

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