Medici: la “tempesta perfetta pensionistica”

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Foto archivio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Correva il lontano 1977 quando  mi iscrissi a Medicina. Non farlo, mi dissero, che di medici ce ne sono già troppi.

Nelle due facoltà di Medicina di Napoli in quell’anno ci furono, complessivamente, seimila iscrizioni.

Molti si persero per strada, ma era comunque una incontenibile fiumana di studenti che per la prima volta nella storia avrebbe creato il fenomeno della “pletora medica” e relativa disoccupazione di tanti.

Quei medici, tantissimi, formarono la lunga onda che andò a formare l’ossatura del Servizio Sanitario Nazionale. Molti rimasero fuori dal sistema e presero altre strade.

Per arginare il fenomeno e per rispondere al alcune diretti europee, venne creato il numero chiuso a Medicina e i posti delle scuole di specializzazione furono ridotti al lumicino.

In più, nel 2004, venne attuato il “blocco delle assunzioni” (e degli stipendi).

Ma dagli anni Ottanta a oggi, dopo 35 anni e passa, quei tanti giovani medici sono arrivati all’età della pensione e ora siamo davanti a quella che viene chiamata “gobba pensionistica”, ovvero il massimo picco per unità di tempo di medici che lascerà il lavoro. A questa si sta aggiungendo l’ “effetto quota cento”, col risultato di una sorta di “tempesta perfetta pensionistica” che nei prossimi cinque anni creerà una sorta di ecatombe nel Servizio Sanitario Nazionale.

Sia chiaro che non mancano i medici in generale: tra le fasce giovani ce ne sono però circa diecimila che non sono riusciti ad accedere alle specialistiche e di conseguenza non hanno i titoli per accedere al Servizio Pubblico dove ormai da anni è richiesta la specializzazione.

Questo perché i posti di specializzazione disponibili sono stati lasciati a un numero troppo esiguo, per il problema del finanziamento delle borse di studio, per metà a carico delle Regioni e per metà a carico dello Stato. Insomma non si son voluti spendere i soldi per averne di più.

Premesso che di questo pasticcio sono colpevoli un po’ tutti i governi precedenti, anche l’attuale governo non brilla di idee. La ministra Grillo ha trionfalmente annunciato lo stanziamento di 50 milioni (!) per nuove assunzioni, una cifra che non basterebbe a rimettere in sesto nemmeno una singola ASL e in più, questi soldi sono in gran parte destinati alle “Regioni virtuose”, penalizzando quelle del Sud.

Perché ve lo racconto. Perché vi riguarda drammaticamente. Perché da qui a poco quel che rimane della Sanità Pubblica, già estremamente carente, si sbriciolerà del tutto.

E voi, quando vi ammalerete e avrete bisogno di cure importanti, vi troverete circondati dal nulla salvo avere tanti, ma tanti soldi da spendere.

Posso solo augurarvi, per i prossimi anni, di non ammalarvi più.

Adriana Iannone 

(Asl Salerno Psichiatra)

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