Shabbat Shalom – “In principio creò Iddio il cielo e la terra”

Il racconto della settimana a cura della Comunità Ebraica di Roma

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“In principio creò Iddio il cielo e la terra ” (Bt 1,1)

Da ragazzo non ho mai portato a compimento un progetto, un’idea che fosse di vita o di lavoro. Nato in una famiglia benestante non mi sono mai occupato di nulla, ogni cosa era già condizionata, confezionata. Ben presto sviluppai un senso di estraniamento dalla realtà circostante e non sentendomi parte di alcuna creazione, coltivai futili interessi come le corse dei cavalli, i locali notturni e le sbornie. Terminato il collegio, mi iscrissi all’università solo per assecondare i miei. Non sostenni un esame, il libretto era ancora intatto quando mia madre lo strappò furiosamente, dinanzi a me, trattenendo le lacrime.
Ero già deputato al fallimento personale: a vent’anni non avevo un cielo da sognare né una terra da conquistare.

E la terra era deserto e solitudine, ed oscurità era sulla faccia dell’abisso; ed un vento di D-o [cioè fortissimo] agitavasi sulla faccia dell’acqua (Bt 1,2)

Trascorsi i migliori anni nell’ignavia sabotando ogni fievole desiderio di cambiamento o possibile rinascita: mi sentivo prigioniero di sabbie mobili mentali: più galleggiavo in una vita superficiale, ancor più venivo inghiottito da essa. Poi arrivò un vento miracoloso, inaspettato, “fortissimo” che mi sollevò di peso e trascinò fuori dal fango.

Per compiacere i miei genitori iniziai a frequentare il corso di ebraico per principianti al Centro di Cultura Ebraica. Mi teneva impegnato diverse ore al giorno e devo ammettere che catturò tutta la mia attenzione facendomi scoprire affascinanti lettere dell’alfabeto ed il loro simbolico significato. Lentamente mi accostai allo studio della Torah (Bibbia) poi sempre di più con ardore tanto che cercai un maestro (rabbino) per poter studiare con profitto. Per la prima volta dentro di me si faceva strada il sentimento dell’appartenenza e della costruzione che non avevo mai conosciuto. La mia vita aveva ora una direzione da seguire benché la coscienza brancolasse ancora nel buio; ma quel vento riprese a soffiare, fortissimo. E fu così che conobbi Sara, timida ed introversa, dalla religiosità contagiosa. Lei era avanti nello studio e frequentava il livello superiore. L’attendevo impaziente all’uscita delle lezioni con la scusa di commentare la lettura della settimana. In sinagoga durante la funzione del Sabato, cercavo il suo sguardo attraverso il divisorio (mechitza) che ci separava.

Dio disse: Sia luce, e fu luce. (Bt 1,3)

Le dichiarai tutto il mio amore in un giorno di sole e vidi i suoi occhi brillare come diamanti.

Daniela Pepe Viterbo

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