Facebook e i pericoli nascosti dei quiz: l’allarme della polizia

Sembrano innocui passatempi ma secondo le forze dell'ordine non c'è da stare troppo tranquilli

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Che animale sei? Quale personaggio Disney ti somiglia di più? Che protagonista di Star Wars potresti essere? E di Harry Potter? Di’ la verità, quante volte ti sei imbattuto anche tu, su Facebook, in questi simpatici quiz che appaiono di frequente sulle Home di moltissimi utenti? Test che promettono di descrivere le nostre attitudini nascoste, di rivelare chi siamo stati in una vita precedente o quando e di che morte moriremo. Chiaramente, con un’attendibilità prossima allo zero assoluto, con buona pace delle leggi della termodinamica. Ma anche con l’innegabile pregio di divertire e intrattenere per qualche minuto. Innocui passatempi, insomma. O no?

L’ALLARME DELLA POLIZIA – In realtà, a giudicare dall’allarme lanciato dalle forze dell’ordine, non c’è da stare troppo tranquilli. Attraverso le pagine Facebook “Agente Lisa”, curata dalla polizia di stato per informare e comunicare con un approccio “friendly” e più vicino all’utente, e “Una vita da social”, realizzata in collaborazione col Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Garante per l’infanzia e l’adolescenza per sensibilizzare e prevenire i rischi e i pericoli della Rete, gli agenti hanno messo in guardia sui pericoli che si nascondono dietro questi insospettabili quiz. “La curiosità vi spinge a partecipare ai test su Facebook per scoprire a che animale assomigliate? Pensateci bene prima di rispondere – ammonisce la polizia – A volte non riflettiamo molto e siamo sempre troppo ben disposti a fornire nostre informazioni personali e poi a distanza di tempo non capiamo come sia potuto accadere che sia stata violata la nostra privacy”. Quando facciamo questi quiz, infatti, senza neanche accorgercene, diamo gratuitamente ai gestori del test una immagine estremamente dettagliata di noi, rivelando chi siamo, cosa pensiamo, quali sono i nostri gusti e i nostri interessi, con inevitabili implicazioni sulla nostra privacy. Ma c’è di più: per poter fare questi test, la maggior arte delle volte dobbiamo fornire ai gestori il permesso di accedere ai nostri dati personali come data di nascita, città natale, scuola, titoli di studio, nostri interessi (attraverso i “Mi piace”), foto, browser utilizzati, lista degli amici, indirizzo IP e tanto altro. E non finisce qui perché, anche quando decidiamo di non utilizzare più l’app in questione, questa può comunque continuare a utilizzare i nostri dati. Dati a cui attingono, non è certo un segreto, anche grossi marchi come Ikea, M&Ms e McDonald’s, oltre a numerose aziende, e che, a volte, rivelano di noi più di quanto saremmo disposti ad ammettere. “Vale davvero la pena – si legge su “Una vita da social” – fornire tutti questi dati solo per condividere un momento di ilarità?”. A te la risposta…

 

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