Michela e Noemi Romani, le due gemelle romane campionesse di beach tennis

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Michela e Noemi Romani sono due gemelle di Roma. Praticano lo sport del beach tennis da ben nove anni. «Ci siamo lanciate nelle prime competizioni fin da subito – affermano – già in occasione della prima stagione estiva, la stagione che, in quegli anni richiamava i principali tornei dell’anno. Da quei primi tornei fino ad oggi non ci siamo mai lasciate. Abbiamo vissuto, affrontato i postumi e superato insieme ogni sconfitta… e non sono state poche, data l’età, la maturità e il livello di gioco delle avversarie, e la poca esperienza di due ragazzine che fin da subito però, pur non avendo bene in mente il “come”, non hanno mai mollato il sogno di diventare due vere professioniste».

Ciò che, inevitabilmente, le contraddistingue è il loro legame: «Lo abbiamo sempre reputato il nostro punto di forza – ci dicono – ma con la lucidità di terze persone (il nostro allenatore) ci siamo rese conto, nel corso dell’ultima stagione sportiva, di quanto potesse essere il nostro punto di forza, ma, d’altra parte, anche il nostro punto di debolezza. Ci siamo quindi rese conto di essere, in quei momenti di massima espressione di gioco, “più coppia delle altre” (il nostro legame ci dava quel quid che ci permettesse a volte di apparire agli occhi degli altri  come “una cosa sola”), ma, d’altro canto, per quanto poco pensabile, “molto meno coppia” delle altre in quei momenti cruciali del match in cui sarebbe bene sentirsi forti insieme dando il massimo contributo singolare, e ci si ritrovava invece spesso a perdere di vista il focus sul match, causa l’ eccessiva confidenza, e la spontanea tendenza a prendersi l’una le responsabiltà  dell’altra».

Si sono quindi concesse la possibilità di qualche esperienza separata per lavorare bene su alcuni aspetti personale, attitudinali e tattici. Son state esperienze significative, e «vorremmo non privarcene anche in un futuro. Son state, però, esperienze che in primis ci han fatto avvertire quanto “diverso” sia, quanto “più bello” sia giocare insieme, l’una per l’altra, se dalla stessa parte del campo ci siamo Noi. Perché è un Noi che sa farci sentire vive in un modo  forse incomprensibile per chi non gode di questo tipo di legame. Un Noi che vuole essere imprescindibile fuori e dentro al campo di gioco. Un Noi che sicuramente impararemo a gestire meglio, “step by step”, con lo scopo di renderlo sempre più un punto di forza a tutti gli effetti. Un “Noi” che, riteniamo, e sentiamo in modo consapevole, sappia essere la nostra chiave Vincente. Quindi – concludono le due atlete – se nella vita ci possiamo reputarci delle vincenti per godere ogni giorno di un amore profondamente puro come quello che tre gemelle sanno donarsi (eh già siamo tre gemelle), perché dovremmo non esserlo in campo se a giocare siamo in due più il tifo e amore spropositato di una terza a bordocampo?».

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