Sul suo piano industriale l’ad Salini si gioca il futuro in Rai

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Marcello Ciannamea
Nella foto Marcello Ciannamea

Prima Comunicazione on line, che aveva anticipato la notizia giorni fa, svela i retroscena della nomina da parte dell’Ad della Salini di Alberto Matassino. Il nuovo direttore generale della Raicresimato ieri dal Consiglio di amministrazione, è il primo passo verso la ristrutturazione dell’azienda e Prima spiega che “nel riassetto che si comincia a configurare l’ad Fabrizio Salini avrà alle sue dirette dipendenze tutta l’area editoriale, lasciando a Matassino la gestione della macchina aziendale”.

Il piano industriale varato il 6 marzo dall’Ad prevede una sorta di rivoluzione nelle strutture dell’azienda con inevitabile giro di poltrone che finirebbe per stravolgere l’assetto attuale dell’emittenza pubblica. Resta da comprendere perché la sostanziale gestione di questa macchina complessa venga affidata a Matassino che proviene dal gruppo Fox, dove svolgeva ruoli finanziari e gestionali, per sbarcare come direttore generale della Fandango, piccola società di produzione e distribuzione cinematografica. Un dirigente che non proviene dal broadcast, il che ha suscitato numerose critiche all’interno dell’azienda dove la figura del dg non era prevista. 

Evidentemente, scrive sempre Prima, il nuovo assetto implica che “direzioni importanti come le Risorse umane, la Finanza, gli Affari Legali, gli acquisti, gli immobili non si interfacceranno più direttamente con l’amministratore delegato. Inoltre non piace che un ruolo del genere sia consegnato a un dirigente esterno che non conosce l’azienda né le problematiche del servizio pubblico”.

Già La Repubblica denunciava ieri che il piano industriale di Salini in evidente sintonia con il Presidente Marcello Foa comporta anche l’aumento di qualche poltrona, come quella dello stesso ad  che dovrebbe soddisfare le attuali forze di governo, Foa per la Lega, Salini per i 5stelle. “ Fa discutere – scrive ancora Prima –  che la direzione Comunicazione possa splittare in tre aree: comunicazione, relazioni istituzionali e esterne, relazioni internazionali” dando così per certo l’uscita di Giovanni Parapini, il capo Comunicazione Rai dall’epoca di Campo Dall’Orto. 

Il  presidente Foa che ha già la delega sull’internazionale, punta ad influenzare direttamente la Comunicazione per la direzione della quale si parla di Fabrizio Ferragni in quota centro destra, mentre per l’area dell’Approfondimento informativo da accorpare con Rai Fiction, potrebbe restare Eleonora Andreatta forte dei risultati sino ad oggi acquisiti. 

Altra nomina di spessore è quella di Marcello Ciannamea, già direttore del palinsesto Rai, promosso da Salini coordinatore editoriale dei palinsesti con un ruolo praticamente equivalente ad una vicedirezione generale che in passato hanno ricoperto Giancarlo Leone e Antonio Marano. Ciannamea (che peraltro era in pole position per la direzione di Rete Uno oggi appannaggio della De Santis) è stato praticamente congelato per alcuni mesi in vista del nuovo piano industriale che di fatto oscura le direzioni di rete (Uno, Due, Tre). Ciannamea lavorerà con Roberto Nepote, neo direttore del marketing per governare tutta l’Offerta ed essere lo snodo tra l’ad e le costituende direzioni dei “generi” previste da Salini.

Infine, l’ad Salini ha indicato per la presidenza di Rai Way l’ex direttore generale Mario Orfeo.

Che il corpaccione Rai sia pronto ad una ristrutturazione di queste dimensioni (ed i tempi che occorreranno per mandare a pieno regime la complessità di questa nuova macchina) è tutto da vedere. Di certo c’è per ora che ballano nuove poltrone compresa quella del Dg e avvicendamenti, ma soprattutto (sia pur fatte le debite concessioni agli appetiti dei partiti) è evidente che Salini su questo piano industriale gioca il suo futuro in Rai, infatti le resistenze interne non mancheranno.

Lucignolo